sabato 5 febbraio 2011

Il sindaco leghista ordina - Piccola storia di ordinaria ferocia

Nella Scuola dell'Infanzia di Fossalta di Piave in Veneto per aiutare una piccola di origine africana le maestre si privano di un pasto alla settimana, ma il primo cittadino dice no

In fondo la storia è molto semplice: una bambina di quattro anni lasciata senza pasto, nella mensa del suo asilo, e rimandata a casa per volontà di un sindaco. In fondo questa è una nuova, piccola, storia feroce, una storia di uomini coraggiosi che si mettono a fare la guerra ai bambini. Ed è una di quelle facili guerre con cui alcuni amministratori della Lega provano a stravolgere la faccia bella del nord e a macchiare la generosità dei veneti con il pretesto della buona amministrazione. Sarebbe forse una “Nuova Adro” – questa storia – se a Fossalta di Piave la solidarietà dei genitori (che sono andati a protestare in istituto), delle insegnanti e dei collaboratori scolastici non si fosse opposta alle decisioni del sindaco e della direttrice scolastica. E sarebbe una storia sicuramente incredibile se a raccontarla a “Il Fatto” non fossero le testimonianze dei genitori, le carte bollate e persino le parole dei diretti interessati.

Ecco che cosa è successo. Nella Scuola dell’Infanzia “Il Flauto Magico” di Fossalta di Piave (che fa parte dell’Istituto comprensivo di Meolo) – una deliziosa scuola con i giochi fuori e cinque maestre bravissime – c’è una bambina di origine africana (la chiameremo Speranza, anche se questo non è il suo nome). Speranza ha una famiglia povera ma felice. Il padre operaio, la madre che si prende cura dei figli: lui lavora nelle industrie della zona, il pane non manca. Speranza ha quattro fratellini: due più piccoli di lei, due più grandi, già alle elementari. Quando entra in età scolare non riesce a iscriversi a scuola, perché non trova posto: l’istituto può accogliere solo cinquanta bambini. Quest’anno la mamma di Speranza (che chiameremo Maria, anche se questo non è il suo nome) fa in tempo a ricevere una buona notizia e un colpo durissimo. La buona notizia è che Speranza potrà finalmente entrare a scuola perché c’è posto per lei. Accede al tempo pieno, impara subito l’Italiano, si integra, aiuta la propria famiglia – e la madre che si esprime con pochissimi vocaboli e i verbi all’infinito – a inserirsi nella comunità fossaltina. Ma poi arriva anche il colpo: il papà di Speranza, dopo aver perso il suo lavoro e non essere riuscito a trovarne uno nuovo, sceglie di emigrare in Belgio, dove gli hanno promesso un impiego certo. Lo fa, e la piccola famiglia straniera inizia a vacillare. Era lui che si esprimeva in un italiano corrente, lui che teneva i rapporti con gli altri genitori. Maria resta sola: i soldi che arrivano dal Belgio sono pochissimi rispetto alle necessità di cinque bambini. I bimbi delle elementari hanno la refezione e il tempo pieno, ma Speranza, nella sua nuova classe, (anche se con la tariffa agevolata) deve pagare comunque cinquanta euro al mese. Se devi stringere la cinghia sono comunque tanti soldi. E così Maria si rivolge ai servizi sociali del comune, che le rispondono di non poter intervenire per aiutarla.
Nel frattempo (solo una settimana fa), le maestre della scuola escogitano una soluzione: ognuna di loro rinuncerà una volta a settimana al pranzo a cui ha diritto (sul posto di lavoro) e lo cederà alla bambina. E’ un gesto di solidarietà pragmatico, discreto. Aderiscono anche le due collaboratrici scolastiche, è d’accordo l’insegnante di religione che viene una volta a settimana. In un istituto in cui si servono 60 pasti e in cui mangiano 50 bambini, in realtà, le pietanze che ogni giorno avanzano basterebbero (e avanzerebbero) per tutti. Ma le maestre vogliono che non ci siano irregolarità e così si arrangiano: un giorno una di loro torna prima, un giorno un’altra si porta un panino, un altro ancora un’altra salta il pasto e dice scherzando che le farà bene alla linea.
Ma qui finisce il lato bello della storia e inizia la commedia surreale e grottesca. Il sindaco leghista Massimo Sensini (che è stato informato dai servizi sociali e dalla direttrice) viene a sapere della soluzione che è stata trovata e va su tutte le furie. Convoca la direttrice del comprensorio, Simonetta Murri e le spiega che “è responsabile di una gravissima irregolarità”. Prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera in cui si leggono frasi come questa: “Si sottolinea che il personale (della scuola, ndr.) non può cedere il proprio pasto senza incorrere in un danno erariale per il comune di Fossalta di Piave”. Insomma, per l’amministratore Sensini, le maestre che si privano del pasto per far mangiare una bambina di quattro anni, sono paragonabili a dei ladri che sottraggono al Comune beni di pubblica utilità. La direttrice sottoscrive la decisione, e a sua volta stila un ordine di servizio il cui senso è: “Se questo atteggiamento si ripeterà le responsabili saranno denunciate al provveditorato”. Con questa procedura le maestre rischiano provvedimenti disciplinari e la sospensione dall’insegnamento. E infatti non vogliono parlare. Maria viene informata che deve presentarsi a prendere Speranza alle 12.00 e non più alle 16.00. La bimba è costretta a saltare il tempo pieno e a separarsi dai suoi compagni di scuola. Maria fa quel che le è stato detto e, due giorni fa, la bimba scoppia a piangere in classe quando la madre la prende per portarla a casa. Ieri i genitori hanno chiesto un incontro alla direttrice dell’istituto per pregarla di risolvere la situazione.
Ma l’interessata spiega a “Il Fatto”: “Purtroppo condivido il richiamo che ci ha fatto il sindaco”. Le domandi come giudichi la sua lettera e lei ti risponde: “L’ho trovata ironica. E utile”. Ma in che senso? La Murri fa un esempio: “Se lei ha una casa del comune non la può subaffittare a dei terzi, capisce? E’ un reato. Se lei ha diritto ad un pasto della mensa non lo può dare a chi passa”. Provi a suggerire alla direttrice che la bambina non è una persona “che passa”. La Murri non accetta l’idea: “Ma vede, questo è un principio: quella soluzione era grave e dannosa. Se tutti volessero il pasto gratis noi cosa potremmo fare?”. Le chiedi se abbia ricevuto altre richieste: “Per ora no. Ma non potrebbero arrivare in tanti, siamo in tempi di crisi”. Provi a domandare se pensa che il fatto che la bimba sia extracomunitaria abbia prodotto la decisione dell’amministratore: “Penso proprio di no. Anzi, questa vicenda è la migliore garanzia della buona fede del sindaco: la bimba viene trattata come verrebbe trattato qualsiasi italiano”. Resti ancora incredulo, e cerchi il sindaco Sensini, classe 1951. Lo cerchi quattro volte, in comune, ti dicono che arriva alle 17.00. Ma lui non risponde e non richiama. Peccato. In fondo, questa è una storia semplice, una piccola storia di ordinaria ferocia. Ma la parola fine – per fortuna – non è stata ancora scritta.

Da Il Fatto Quotidiano del 4 febbraio 2011

venerdì 4 febbraio 2011

Emergenza rifiuti, arriva la bocciatura dell'Unione Europea

Il Parlamento di Bruxelles ha approvato una risoluzione che mette nero su bianco il fallimento del governo nella gestione della spazzatura in Campania. E ora l'Italia rischia una procedura di infrazione con tanto di sanzione pecuniaria


Il Parlamento europeo boccia senza se e senza ma la gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli. Bruxelles chiede all’Italia, per l’ennesima volta, di rispettare la legislazione comunitaria, coinvolgere la cittadinanza e migliorare la trasparenza per contrastare il coinvolgimento criminale. Nella risoluzione approvata oggi dall’Europarlamento si parla anche di “criminalità organizzata”, ovvero di Camorra.

Gli eurodeputati hanno infatti messo nero su bianco come “l’opacità nella gestione dei rifiuti da parte delle autorità pubbliche abbia favorito una maggior presenza dei gruppi di criminalità organizzata”. Un cartellino rosso a tutte le misure straordinarie applicate dal governo italiano per derogare alle regole sulle valutazioni d’impatto ambientale e sugli appalti pubblici, come “la nomina di commissari speciali e l’utilizzo dell’esercito”. Inoltre il testo approvato “deplora le accuse penali rivolte contro alcuni cittadini che stavano dimostrando pacificamente contro l’apertura di nuove discariche e la violenza usata dalle forze dell’ordine”.

Ma al peggio non c’è mai limite, visto che la risoluzione, oltre a invitare la Commissione a monitorare il rispetto delle regole comunitarie, ipotizza anche eventuali sanzioni pecuniarie nel caso d’inosservanza. Un’altra tegola che rischia di cadere sulla regione Campania che già si è vista bloccare i fondi europei dalla Commissione per i “progressi minimi compiuti finora nella riduzione dei rifiuti e nel riciclaggio”. Infatti si è rivelato un flop il piano regionale presentato dal presidente della Regione Stefano Caldoro al commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik, che lo scorso 23 ottobre ha dichiarato che la situazione in Campania ricorda molto la crisi dei rifiuti del 2007, a seguito della quale fu decisa una procedura d’infrazione contro l’Italia. E una nuova procedura si avvicina sempre di più, viste anche le ultime sentenze della Corte di Giustizia Ue (4 marzo 2010) che ha censurato l’Italia per non aver creato una rete d’impianti sufficiente a garantire lo smaltimento dei residui urbani in un modo che non metta in pericolo la salute della popolazione e l’ambiente.

E poi ancora pollice verso dell’Aula di Bruxelles alla decisione di “aprire discariche all’interno del parco nazionale del Vesuvio, come a Terzigno” e in altri “siti a Natura 2000 e in siti appartenenti al patrimonio dell’Unesco per i rischi ambientali o per la salute inconciliabili con la normativa ambientale Ue”.

La risoluzione approvata è stata presentata da Liberali, Socialisti, Verdi e Sinistre: non ha valore legislativo, ma rappresenta una chiara presa di posizione del Parlamento europeo passata con 374 voti a favore, 208 contrari e 38 astenuti. I deputati Pdl hanno cercato di annacquare il testo finale con una serie di emendamenti che non hanno superato lo scoglio del voto in plenaria. A nulla sono valsi gli interventi in extremis in Aula di Erminia Mazzoni (Pdl) e Crescenzio Rivellini (Fli) che hanno parlato “strumentalizzazione politica dell’intera risoluzione”. Di parere opposto Luigi de Magistris (Idv), tra i primi firmatari del testo: “No ai fondi europei a imprenditori senza scrupoli e a cricche. Si al rispetto del territorio e delle regole”.

Il voto di oggi rischia di aprire una crepa tra Pdl e Lega anche in Europa visto che all’origine della risoluzione c’è anche un’interrogazione parlamentare a firma di due eurodeputati del Carroccio con la quale si chiedeva alla Commissione “se intendeva prendere provvedimenti finanziari nel caso le autorità regionali non presentassero un piano di gestione in grado di risolvere definitivamente la questione rifiuti”.

Insomma una cartolina mandata da Bruxelles a Berlsuconi e Caldoro per un’emergenza rifiuti mai davvero risolta. E con una condanna implicita anche della precedente gestione bassoliniana della Regione che rischia di fare molto rumore in una Napoli in piena campagna elettorale.

di Antonio Leccese

mercoledì 2 febbraio 2011

Comunicato stampa della visita alla discarica ex Sari


Relazione
La mattina del 31 Gennaio 2001 ci siamo recati, unitamente a rappresentati dell'amministrazione del comune di Boscotrecase ad una visita “ufficiale” alla discarica SARI del comune di Terzigno.

Dopo il previsto riconoscimento ad opera degli addetti militari (non si capisce a che scopo visto che l’emergenza è finita) ci si è intrattenuti in varie location del complesso in compagnia dell'ing. Minetti, direttore responsabile unico che fa capo alla SAPNA (società provinciale).
L’ing. Minetti dopo un iniziale esordio in cui ha illustrato l’efficienza tecnologica con cui è gestita la discarica, si è aperto a un dibattito senza remore. Dobbiamo purtroppo subito evidenziare che non abbiamo potuto argomentare il nostro quesito primario: “come pensate di poter ancora sottintendere la messa in sicurezza della discarica, quando questa è in una zona vulcanica attiva e nessun accorgimento potrà impedire incidenti in caso di evento esplosivo-effusivo?”. In precedenza in un’altra occasione, con un suo collega, ci fu risposto di “appellarci al Padreterno”, dobbiamo riconoscere all’Ingegnere, dopo un primo approccio similare, di aver candidamente dichiarato che le scellerate scelte fatte prima del suo impiego in sito, non possono vederlo protagonista di una difesa delle stesse.

Abbiamo chiesto dettagli sul trattamento del percolato, e da quanto esposto dall’ing. Minetti si è concluso che:
- Il percolato è trattato in loco, attraverso un ciclo in autoclave che prevede la scissione dei fanghi dal liquido e relativo passaggio di quest’ultimo al filtraggio;
- I fanghi, secondo quanto affermato dal Minetti, dopo il trattamento vengono reimmessi in discarica, mentre il liquido viene usato per il lavaggio della discarica.
La parte successiva della visita è avvenuta sul ciglio della discarica, in questa occasione ci è stata fornita una serie di dati per cui la capienza residua della discarica è di circa 1/7 della volumetria prevista. Per tale saturazioni i tempi stimati sono, all’attuale ritmo di conferimento, di circa 12/13 mesi. Attualmente il riempimento sta avvenendo nella parte sommitale dell’invaso, costituendo il “panettone” che poi sarà di raccordo con il piano campagna.
Il sistema di smaltimento dei biogas è stato recentemente potenziato con diversi “camini elettrici” isolati, ciò per ovviare all’impianto sottodimensionato e ai ritmi di conferimento dell’ultimo anno, nettamente superiori ai previsti. In futuro, anche dopo la chiusura della discarica (forse per un decennio), il recupero dei biogas e i probabili utili derivati saranno gestiti in modo a tutt’ora non noto.
Sempre grazie all’ing. Minetti abbiamo potuto porre un vecchio quesito, ovvero la scelta dell’ubicazione dei pozzi spia per l’inquinamento di falda, nonché alla scelta di non monitorare eventuali falde sospese e/o superficiali; ci è stato risposto che la scelta è stata limitata da difficoltà burocratiche e “catastali”!
Risulta evidente l’impossibilità di risposta da parte dell’ing. Minetti sulla natura dei materiali provenienti dalla bonifica del sito discarica di Lo Uttaro (Ce)
Due dati rimangono incontrovertibili e rendono qualunque progettazione/conduzione, seppure in regime di qualità, assolutamente non conforme a norme e leggi vigenti:
- la natura sismica/vulcanica dei luoghi interessati non ammette né la nascita di una discarica, né la sua messa in sicurezza;
- l’assoluta impossibilità di bonifica successiva alla dismissione.
E’ stato infine consegnato un documento scritto con il promemoria delle richieste effettuate durante la visita, nella speranza che a tali richieste si uniscano anche le amministrazioni locali:

- Possibilità di accedere alla documentazione che descriva l’effettiva capienza dell’invaso SARI, le quantità di materiale sversato nonché la residua capienza della stessa e i tempi stimati per la chiusura dell’impianto.

- Possibilità di visionare i registri di conferimento durante la vita del complesso discarica SARI, in particolare attenzione riferimento alla natura dei materiali provenienti dalla bonifica del sito discarica di LoUttaro (Ce).

- Accedere alla documentazione inerente il progetto della discarica, in particolar modo avere i dati sulle geomembrane utilizzate, il loro collaudo e per quanto le stesse potranno garantire una perfetta tenuta. Inoltre di poter avere dati inerenti le barriere geologiche utilizzate.

- Possibilità di accedere alla documentazione o ricevere una risposta ufficiale in merito alle soluzioni previste per mettere in sicurezza la discarica in caso di evento vulcanico.

Comitato cittadino di Boscotrecase                                                 
 Il Presidente:             Sig. Vincenzo Izzo
Comm. Tecnica:         Ing. Imma Orilio
                            dr. geologo Maurizio Cirillo
http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2011/02/03/boscoreale-il-comune-e-il-comitato-cittadino-visitano-lex-discarica-sari/

martedì 1 febbraio 2011

ELIO E LE STORIE TESE

RIIVISITAZIONE  "VIVA LA CAMPAGNA"  di Nino Ferrer

DENUNCIATA RADIO PADANIA

LEGGI L'ARTICOLO

http://www.valigiablu.it/doc/332/abbiamo-denunciato-radio-padania.htm

Digiuna 33 giorni per dire no all'inceneritore

Il 3 dicembre scorso Simonetta Gabrielli, presidente di Nimby trentino, ha iniziato un digiuno ad oltranza per manifestare il proprio dissenso per la realizzazione di un inceneritore a Trento. Il 7 gennaio ha dovuto riprendere ad alimentarsi a causa di un eccessivo affaticamento del cuore, già sostenuto durante tutto il periodo con una cura omeopatica. Negli stessi giorni si è appreso che il bando per la costruzione dell'impianto è andato deserto. Abbiamo intervistato Simonetta per capire meglio i motivi della protesta ed il contesto in cui si è svolta.

Il 7 gennaio hai terminato un digiuno durato 33 giorni voluto per protestare contro la realizzazione dell'inceneritore a Trento: quali erano state le richieste per interromperlo? Qualcuna è stata esaudita?

Come è stato scritto nella lettera delle richieste inviata a quindici interlocutori fra politica, economia, sindacati e il Vescovo, il digiuno ad oltranza si faceva carico di rinnovare la richiesta di confronto per una revisione della decisione di incenerire i rifiuti. Chiari segnali di apertura con la definizione delle date degli incontri richiesti era la richiesta per sospendere. Nella lettera, ho fatto il personale riferimento al frutto delle meditazioni fatte nel corso del ritiro nel monastero delle Servite di Maria di Arco (TN), dove ho passato la prima settimana di digiuno con lo scopo di trovare e mantenere un equilibrio tale che mi consentisse di proseguire con determinazione e centratura nel percorso intrapreso. Frutto che può ricondursi a tre parole: libertà, amore e speranza. Nel merito di queste parole, nella lettera scriviamo “potremmo dire che l’azione svolta in questi anni da Nimby trentino fonda la sua essenza sulla speranza, sostenuta dalla consapevolezza acquisita attraverso la conoscenza. Sulla speranza che l’amore per questa nostra terra prevalga e che possa arrivare quel vento di libertà che sradichi ciò che pare immutabile.” Citando Simon Weil: “Noi bussiamo con la speranza che ci venga aperto, sta all’altro aprire la porta”. Non possiamo dire di aver ottenuto risposte. Unica nota nel silenzioso panorama della politica è un timido, e forse obbligato, segno di disponibilità del Sindaco. Ha dichiarato alla stampa, ma anche a me personalmente, un prossimo incontro in forma strettamente privata “per parlare della questione rifiuti, per ascoltare, per ascoltarci”.

Qual è stata la reazione delle autorità e delle forze politiche alla tua iniziativa?


A parte la politica già sensibile e, dunque, vicina all’azione intrapresa, l’iniziativa è stata sostanzialmente ignorata. La pratica del non riconoscimento dell’altro è una delle tecniche più in voga in questi ultimi decenni di autoreferenzialità della politica e di marcia forzata verso la cosiddetta crescita. A questo proposito, mi piace citare Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.” Il non riconoscimento nel caso di specie, è passato anche attraverso la derisione avvenuta da parte del Vescovo trentino sull’acronimo Nimby.

Il 21 dicembre scorso il sindaco Alessandro Andretta ha comunicato che il bando di gara per la costruzione dell'inceneritore è andato deserto: chi può trarre vantaggio da quest'esito e perché?

Intanto incomincio col dire che chi può trarre vantaggio da questo stop è quella parte di società civile e politica che da sempre si è fatta parte attiva nel contrastare l’inceneritore contribuendo a costruire le fondamenta per una vera gestione alternativa dei rifiuti, sostenibile ed economicamente vantaggiosa per tutti. In secondo luogo, però, dobbiamo fare attenzione a non cantare vittoria perché è anche ipotizzabile che questo fermo sia frutto di un calcolo ben preciso. Calcolo che potrebbe portare a giocare la partita inceneritore in casa evitando di contendersi il giocattolo d’oro con concorrenti sgraditi. Così come è accaduto ai cugini di Bolzano. Dobbiamo anche ricordare che oggi c’è un appello in Consiglio di Stato su due ricorsi persi al TAR di Trento (unico TAR, con Bolzano, ad avere due giudici non togati di nomina provinciale …). Un ricorso presentato da due comuni a nord di Trento, che subirebbero le ricadute dell’impianto, che lamentano la mancata convenzione fra i comuni trentini che avrebbe dovuto vederli tutti coinvolti nell’iter delle scelte legate all’impianto, convenzione appositamente prevista dalla normativa. L’altro ricorso è stato presentato dal Centro riciclo di Vedelago (TV) per mancata concorrenza essendo il bando chiuso alla sola combustione dei rifiuti. A questo ricorso abbiamo aderito come associazione.

Che possibilità concreta c'è che il bando possa essere aperto ad altri sistemi e quali sarebbero le tue eventuali proposte?

Se non sarà il Consiglio di Stato a determinare l’apertura del bando, questa dipenderà unicamente da una scelta politica che potrebbe realizzarsi anche grazie alla pressione popolare e alla capacità della politica di rimettersi in discussione. Aprire un bando di gara a diversi sistemi di gestione dei rifiuti, e non solo alla fase dello smaltimento della cosiddetta quota residua, significa consentire la partecipazione a molti soggetti. Il fulcro di un bando simile sono i parametri messi in campo: sicurezza ambientale, sicurezza per la salute, risparmio energetico, economicità gestionale, rendimento economico per il gestore e per l’utenza, ricaduta occupazionale, flessibilità, risparmio di Co2, produzione di rifiuto tossico-nocivo, tossicità del residuo messo a discarica, non esportazione di rifiuti. Il sistema gestionale su cui si basa l’alternativa proposta è frutto dello studio commissionato da alcuni comuni della piana Rotaliana all’ing. Cerani. Tale studio è stato proposto a più riprese da Nimby trentino e di recente anche dal Coordinamento Trentino pulito, un nuovo soggetto sulla scena dell’opposizione costruttiva all’inceneritore. Questo sistema prevede di realizzare tre piattaforme per la selezione e lavorazione del rifiuto, anche di quello secco indifferenziato, in grado di gestire circa 75.000 ton di materie prime, che è il quantitativo rapportabile al fabbisogno di rifiuti per l’inceneritore di Trento. Queste piattaforme possono impiegare circa 120 persone. Dopo la fase della cernita manuale, nella quale si procede ad una vera e propria separazione fisica dei materiali per tipologia di appartenenza (plastiche, metalli, carta, cartoni ecc.), i vari gruppi di materiali passano alla fase meccanica automatica. La consistente frazione delle plastiche viene colata a basse temperature (estrusa, intorno ai 180°), e amalgamata in un unico impasto. Si procede con la triturazione e con la produzione di un granulato sintetico che diventa materia prima seconda per varie applicazioni, quali aggreganti per malte cementizie e varie componenti in edilizia e nell’arredo. Il materiale precedentemente selezionato di diversa matrice, quale ad esempio carta o metalli rientra già da solo nel circolo del recupero, ma con la precedente selezione sulla parte indifferenziata, si riescono a recuperare ulteriormente altre quantità di carta e metalli, che ritornano nel ciclo produttivo, come già avviene per la parte dedicata alla raccolta differenziata di questi materiali. Alla fine del ciclo produttivo, rimane un residuo che oscilla tra il 6-8% sulla produzione totale di rifiuti: sono le 15-20.000 tonnellate inerti da mettere a discarica. Va detto che, qualsiasi sistema si voglia adottare, il ciclo dei rifiuti non potrà mai essere chiuso totalmente; il ciclo meccanico produce un residuo con percentuali relativamente basse e notevolmente inferiori a quelle generate da un inceneritore, il quale lascia un residuo oscillante intorno al 30%, con un quantitativo del 5% di rifiuto tossico. Secondo il piano provinciale le scorie da incenerimento sommano a 24.500 tonnellate l’anno.

In che modo i cittadini possono sostenere attivamente questa battaglia?

Innanzitutto informandosi e divulgando l’informazione. In secondo luogo vigilando sulla gestione della raccolta differenziata e chiedendo che la raccolta sia effettuata con il giusto criterio e che il materiale raccolto sia effettivamente riciclato. Inoltre, va pretesa la tariffazione puntuale che è il sistema per cui il cittadino paga in base al peso del solo rifiuto indifferenziato prodotto, oltre ad una quota fissa per il servizio. È anche possibile agire riducendo al massimo i consumi inutili. Non ultimo è importante sostenere l’associazione con il tesseramento, con le donazioni liberali (siamo ONLUS e dunque le donazioni si possono detrarre dal 730) e con il versamento del 5xmille in dichiarazione dei redditi (codice fiscale 960 6865 0223.) Tre motivi per dire 'no' agli inceneritori. 1. Gli inceneritori sono macchine rigide e altamente inquinanti che bloccano la differenziata. 2. Una volta costruito, un inceneritore va alimentato per minimo 20 anni, il futuro dei nostri figli. 3. Ruba materia prima al Pianeta e ruba risorse economiche (certificati verdi) alle vere fonti di energia rinnovabile.

Cosa si scarica nella discarica di Terzigno (Sari)? - Filmato di pochi giorni fa

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