Nuovi roghi per la città, rifiuti dati alle fiamme e cassonetti rovesciati. Dopo diciassette anni di gestione emergenziale e dopo quattro miliardi di euro spesi, Napoli e provincia continuano a essere sommersi dalla spazzatura. Nel solo capoluogo ci sono due mila tonnellate di rifiuti non raccolti, ma l’ufficio flussi della regione Campania prova a rassicurare e dice: “Il ritardo è dovuto allo stop domenicale degli Stir (gli impianti di trattamento ndr)”. In provincia va peggio. La monnezza accatastata per le strade ammonta alle dieci mila tonnellate. Non si vede una via d’uscita anche alla luce dell’annunciata prossima chiusura della discarica di Chiaiano.
L’assenza di una strategia è stata sottolineata recentemente anche dal Parlamento europeo che nella sua risoluzione ha bocciato il piano campano.
Nel frattempo continua ad aumentare la coda dei mezzi compattatori all’esterno degli impianti di trattamento.
All’immondizia per le strade si sommano le inchieste che hanno decapitato il vertice della SapNa, la società pubblica provinciale che si occupa della raccolta dei rifiuti. L’ex amministratore unico Corrado Catenacci si è dovuto dimettere dopo l’indagine della procura di Napoli sul percolato riversato in mare che lo ha visto coinvolto come ex commissario di governo.
La società, nata nel gennaio 2010, ha già speso in un anno circa un milione di euro.
Il bilancio che il fattoquotidiano.it ha potuto consultare parla chiaro: tre funzionari con la qualifica di quadro costano all’anno 275 mila euro. Ma quello che fa schizzare le spese sono le consulenze. Ce n’è per tutti i gusti: da quello legale (32 mila euro) a quello tributario (16 mila euro); da quello contabile ( 59 mila euro) fino all’incaricato per l’elaborazione del piano industriale ( 45 mila euro). In un anno, solo per le consulenze se ne vanno 222 mila euro.
Insomma, il conto economico di un’emergenza infinita è secondo solo a quello ambientale. Entrambi crescono a dismisura come la spazzatura sui marciapiedi della città.
di Nello Trocchia
giovedì 10 febbraio 2011
L’industria del packaging e l’arte del riciclo
Un settore che rappresenta l’1,5% del Pil nazionale, indispensabile per il consumo di qualsiasi genere di prodotto.“Nel 2009 il sistema ha avviato a riciclo o recupero il 73,9% dei rifiuti di imballaggi di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro immessi al consumo"
Altro che bruciare rifiuti. A dare lezioni di riciclaggio è un settore molto importante per l’economia italiana, e indispensabile per il consumo di qualsiasi genere di prodotto: l’industria del packaging, che rappresenta l’1,5% del Pil nazionale. In Italia, solo il 26% dei rifiuti da imballaggio immessi al consumo finiscono nelle nostre discariche. Una percentuale impensabile in un Paese che non ricicla. Nonostante questo gli organi di riferimento del settore lanciano un allarme: “L’istruzione del nostro Paese non prevede un luogo in cui formare i tecnici dell’imballaggio”. Un problema da niente, se non fosse per un particolare: il tecnico dell’imballaggio è una figura professionale ben remunerata, ricercata dalle aziende di tutto il mondo e, soprattutto, di cruciale importanza per la riduzione dei rifiuti da imballaggio. L’Università di Parma aveva aperto un corso di laurea specifico “Scienze e tecnologie del packaging” nel 2001, ma in vista della riforma Gelmini è stata costretta a chiuderlo. Il ministero dell’istruzione lo aveva inserito in una nota che parlava di “sprechi e privilegi degli Atenei”.
Il riciclaggio dei rifiuti da imballaggio. Il Conai, Consorzio Nazionale imballaggi, è l’ente costituito dalle imprese produttrici e utilizzatrici di involucri al fine di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea. Come spiega il direttore generale dell’ente, Walter Facciotto: “Nel 2009 il sistema ha avviato a riciclo o recupero il 73,9% dei rifiuti di imballaggi di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro immessi al consumo: stiamo parlando di 8.024.000 tonnellate recuperate su 10.863.000 tonnellate immesse. Contestualmente è scesa al 26,1% del totale dei rifiuti da imballaggio la quota destinata adiscarica”. Per questo Facciotto conclude: “La prevenzione dei rifiuti da imballaggio rappresenta, nel panorama più ampio della gestione dei rifiuti, una leva insostituibile da un punto di vista economico, oltre che ambientale”.
L’industria del packaging. Quella del packaging è una vera e propria industria. Il dottor Marco Sachet, direttore dell’Istituto italiano imballaggio, spiega quanto sia importante questo settore per l’economia italiana. “Quello dell’imballaggio è un mercato interessante, che rappresenta l’1,5% del Pil nazionale. Il fatturato globale 2009 delle aziende manifatturiere è di 769.000 milioni di euro (fonte: Prometeia), mentre quello dell’imballaggio, comprensivo della parte macchine, è di 30.000milioni di euro (fonte: Istituto Italiano imballaggio)”. Per rendersi conto dell’importanza del packaging, continua Sachet, basta fare un confronto tra diversi paesi: “Dove l’industria del packaging è poco efficiente, solo il 30% dei prodotti agricoli raggiunge il consumatore. Nel nostro Paese il 90% di ciò che viene raccolto viene consumato e solo il 10% va perso. Basta questo dato per far capire perché si insegna packaging in tutti i Paesi sviluppati”.
Il tecnico dell’imballaggio. Nel nostro Paese un’adeguata formazione di tecnici dell’imballaggio manca. E farne le spese è anche l’ambiente: “Una progettazione di packaging ambientalmente sostenibile deve appoggiarsi su una solida scienza del packaging”, sottolinea il dott. Sachet, lamentando che in Italia “purtroppo in nessun livello di studio si impara cosa sia questo imballaggio e di conseguenza nessuno lo conosce, spesso nemmeno gli addetti ai lavori”.
Chiude Scienze e tecnologie del packaging. A ospitare il corso di laurea è stato l’Università di Parma, fino a quando non è stata costretta a chiuderlo. Solo poche settimane fa il Miur (Ministero Istruzione, Università e ricerca) lo ha inserito in una nota su sprechi e privilegi negli Atenei. Il corso di Scienze e tecnologie del packaging viene indicato fra quelli costruiti “non attorno agli interessi degli studenti ma rispetto a quelli deiprofessori, dei rettori e di tutti coloro che, a vario titolo, sono impiegati all’interno degli atenei”. Una grande bufala, spiega Angelo Montenero, Ordinario di Chimica generale e inorganica presso l’Università di Parma: “Il corso è nato proprio su spinta,anche economica, delle aziende del settore tramite l’Istituto Italiano Imballaggio”. E precisa: “Da sempre, prima con il contributo di alcuni associati all’Istituto Italiano Imballaggio e poi con il contributo del Conai, abbiamo coperto i costi vivi del Corso di Laurea, dove per costi vivi intendo il pagamento dei Professori a contratto, scelti tra i più competenti esistenti in Italia”. Anche il dottor Sachet non ci sta: “E’ stato chiuso un corso di laurea che è stato – e senza la riformauniversitaria potrebbe ancora essere – un ottimo esempio di collaborazione tra impresa e università”. E conclude: “Questa chiusura allontana il nostro Paese da quelli che da più di 40 anni ne hanno fattouna scienza da trasmettere a livello universitario (Usa, Uk, Germania, Francia, Svizzera, India)”.
di Rita Guma e Gaetano Pecoraro
Leggi le interviste integrali
Conai: “Riciclare conviene”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/il-conai-riciclare-conviene/91020/
Istituto Italiano Imballaggi: “Mancano esperti in imballaggi ecocompatibili”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/istituto-italiano-imballaggi-mancano-esperti-in-imballaggi-ecocompatibili/91022/
Scienza e Tecnologia del Packaging: “Esempio di collaborazione fra università e impresa”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/scienza-e-tecnologia-del-packaging-un-esempio-di-collaborazione-fra-universita-e-impresa/91023/
Chiude Scienze del packaging. “A governarci sono principianti totalmente incompetenti”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/chiude-scienze-del-packaging-a-governarci-sono-principianti-totalmente-incompetenti/91024/
Altro che bruciare rifiuti. A dare lezioni di riciclaggio è un settore molto importante per l’economia italiana, e indispensabile per il consumo di qualsiasi genere di prodotto: l’industria del packaging, che rappresenta l’1,5% del Pil nazionale. In Italia, solo il 26% dei rifiuti da imballaggio immessi al consumo finiscono nelle nostre discariche. Una percentuale impensabile in un Paese che non ricicla. Nonostante questo gli organi di riferimento del settore lanciano un allarme: “L’istruzione del nostro Paese non prevede un luogo in cui formare i tecnici dell’imballaggio”. Un problema da niente, se non fosse per un particolare: il tecnico dell’imballaggio è una figura professionale ben remunerata, ricercata dalle aziende di tutto il mondo e, soprattutto, di cruciale importanza per la riduzione dei rifiuti da imballaggio. L’Università di Parma aveva aperto un corso di laurea specifico “Scienze e tecnologie del packaging” nel 2001, ma in vista della riforma Gelmini è stata costretta a chiuderlo. Il ministero dell’istruzione lo aveva inserito in una nota che parlava di “sprechi e privilegi degli Atenei”.
Il riciclaggio dei rifiuti da imballaggio. Il Conai, Consorzio Nazionale imballaggi, è l’ente costituito dalle imprese produttrici e utilizzatrici di involucri al fine di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea. Come spiega il direttore generale dell’ente, Walter Facciotto: “Nel 2009 il sistema ha avviato a riciclo o recupero il 73,9% dei rifiuti di imballaggi di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro immessi al consumo: stiamo parlando di 8.024.000 tonnellate recuperate su 10.863.000 tonnellate immesse. Contestualmente è scesa al 26,1% del totale dei rifiuti da imballaggio la quota destinata adiscarica”. Per questo Facciotto conclude: “La prevenzione dei rifiuti da imballaggio rappresenta, nel panorama più ampio della gestione dei rifiuti, una leva insostituibile da un punto di vista economico, oltre che ambientale”.
L’industria del packaging. Quella del packaging è una vera e propria industria. Il dottor Marco Sachet, direttore dell’Istituto italiano imballaggio, spiega quanto sia importante questo settore per l’economia italiana. “Quello dell’imballaggio è un mercato interessante, che rappresenta l’1,5% del Pil nazionale. Il fatturato globale 2009 delle aziende manifatturiere è di 769.000 milioni di euro (fonte: Prometeia), mentre quello dell’imballaggio, comprensivo della parte macchine, è di 30.000milioni di euro (fonte: Istituto Italiano imballaggio)”. Per rendersi conto dell’importanza del packaging, continua Sachet, basta fare un confronto tra diversi paesi: “Dove l’industria del packaging è poco efficiente, solo il 30% dei prodotti agricoli raggiunge il consumatore. Nel nostro Paese il 90% di ciò che viene raccolto viene consumato e solo il 10% va perso. Basta questo dato per far capire perché si insegna packaging in tutti i Paesi sviluppati”.
Il tecnico dell’imballaggio. Nel nostro Paese un’adeguata formazione di tecnici dell’imballaggio manca. E farne le spese è anche l’ambiente: “Una progettazione di packaging ambientalmente sostenibile deve appoggiarsi su una solida scienza del packaging”, sottolinea il dott. Sachet, lamentando che in Italia “purtroppo in nessun livello di studio si impara cosa sia questo imballaggio e di conseguenza nessuno lo conosce, spesso nemmeno gli addetti ai lavori”.
Chiude Scienze e tecnologie del packaging. A ospitare il corso di laurea è stato l’Università di Parma, fino a quando non è stata costretta a chiuderlo. Solo poche settimane fa il Miur (Ministero Istruzione, Università e ricerca) lo ha inserito in una nota su sprechi e privilegi negli Atenei. Il corso di Scienze e tecnologie del packaging viene indicato fra quelli costruiti “non attorno agli interessi degli studenti ma rispetto a quelli deiprofessori, dei rettori e di tutti coloro che, a vario titolo, sono impiegati all’interno degli atenei”. Una grande bufala, spiega Angelo Montenero, Ordinario di Chimica generale e inorganica presso l’Università di Parma: “Il corso è nato proprio su spinta,anche economica, delle aziende del settore tramite l’Istituto Italiano Imballaggio”. E precisa: “Da sempre, prima con il contributo di alcuni associati all’Istituto Italiano Imballaggio e poi con il contributo del Conai, abbiamo coperto i costi vivi del Corso di Laurea, dove per costi vivi intendo il pagamento dei Professori a contratto, scelti tra i più competenti esistenti in Italia”. Anche il dottor Sachet non ci sta: “E’ stato chiuso un corso di laurea che è stato – e senza la riformauniversitaria potrebbe ancora essere – un ottimo esempio di collaborazione tra impresa e università”. E conclude: “Questa chiusura allontana il nostro Paese da quelli che da più di 40 anni ne hanno fattouna scienza da trasmettere a livello universitario (Usa, Uk, Germania, Francia, Svizzera, India)”.
di Rita Guma e Gaetano Pecoraro
Leggi le interviste integrali
Conai: “Riciclare conviene”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/il-conai-riciclare-conviene/91020/
Istituto Italiano Imballaggi: “Mancano esperti in imballaggi ecocompatibili”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/istituto-italiano-imballaggi-mancano-esperti-in-imballaggi-ecocompatibili/91022/
Scienza e Tecnologia del Packaging: “Esempio di collaborazione fra università e impresa”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/scienza-e-tecnologia-del-packaging-un-esempio-di-collaborazione-fra-universita-e-impresa/91023/
Chiude Scienze del packaging. “A governarci sono principianti totalmente incompetenti”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/chiude-scienze-del-packaging-a-governarci-sono-principianti-totalmente-incompetenti/91024/
mercoledì 9 febbraio 2011
«A Terzigno i rifiuti puzzolenti tanto lì è il Quarto mondo»
Gianfranco Mascazzini
Dialogo di Mascazzini, direttore del ministero per l’Ambiente: fece gettare frazione organica non stabilizzata nella discarica di cava Sari
Come direttore generale del ministero dell’Ambiente, avrebbe dovuto fare tutto il possibile per tutelare il territorio della Campania e i suoi abitanti. Invece Gianfranco Mascazzini, indagato nell’inchiesta sul percolato e scarcerato sabato scorso dal gip, si adoperava per smaltire a tutti i costi enormi quantità di frazione organica che stabilizzata non era, che puzzava terribilmente e che gli abitanti di Terzigno non volevano. «Terzo» e «quarto mondo» li definisce Mascazzini in una telefonata agli atti dell’inchiesta anche se non riguarda problema del percolato. È il 4 giugno 2007 e il direttore generale del ministero dell’Ambiente parla con l’ingegner Barni dell’Enea.
«L’attuale Fos da smaltireè quello che e di conseguenza ho bisogno di un intervento più puntuale... Ora, puntuale relativo Fos che c’è ed alle prospettive di un utilizzo del medesimo in un tempo molto breve, tetto agosto massimo come data di inizio all’interno, diciamo così, di una discarica nel Comune di Terzigno» . Dialogo di Mascazzini, direttore del ministero per l’Ambiente: fece gettare frazione organica non stabilizzata nella discarica di cava Sari
Come direttore generale del ministero dell’Ambiente, avrebbe dovuto fare tutto il possibile per tutelare il territorio della Campania e i suoi abitanti. Invece Gianfranco Mascazzini, indagato nell’inchiesta sul percolato e scarcerato sabato scorso dal gip, si adoperava per smaltire a tutti i costi enormi quantità di frazione organica che stabilizzata non era, che puzzava terribilmente e che gli abitanti di Terzigno non volevano. «Terzo» e «quarto mondo» li definisce Mascazzini in una telefonata agli atti dell’inchiesta anche se non riguarda problema del percolato. È il 4 giugno 2007 e il direttore generale del ministero dell’Ambiente parla con l’ingegner Barni dell’Enea.
Barni chiede : «Sì, in cui ci finisce solo quello?» .
Mascazzini conferma: «Ci finisce per il momento quello e poi gradatamente il Fos migliore... Comunque Fos» .
Barni: «Senza altri scarti» .
Mascazzini: Adesso senza la S e dopo attaccate la S» .
Per il momento, però, la frazione organica non ancora stabilizzata e questo crea preoccupazione tra gli addetti ai lavori.
Mascazzini: «Il timore che abbiamo è di rovinarci la piazza con i primi 500mila metri cubi o tonnellate che siano» .
Barni: «Che puzza come una dannata probabilmente».
Mascazzini: «Che puzza da un lato, che non è affatto stabilizzatae tutto questo genere di cose. Lui (una persona non specificata, ndr) mi parlava di Terzo mondo. Ma sai, là ... Il Terzo mondo è abituato, qua sono schizzinosi anche se sono Terzo mondo, capisci» .
Barni: «Eh, certo, quando gliela porti te sono schizzinosi, se la bruciano sotto casa no, ma se gliela porti te sono schizzinosi» .
Mascazzini: «Qui sono Quarto mondo: più gliela porti, più diventano raffinati e spendono. Allora, diciamo che questo è un po’ il quadro del ragionamento».
Questa telefonata è considerata importante dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, titolari dell’inchiesta, anche perché emblematica della gestione dei rifiuti e degli impianti: nulla era pianificato, regolato, funzionate; tutto, secondo la Procura, si faceva all’insegna dell’improvvisazione, per tamponare le emergenze. Lo smaltimento a Terzigno della frazione organica non stabilizzata, per i magistrati, fa il paio con lo sversamento del percolato nei depuratori mal funzionanti, che di fatto lo facevano finire in mare senza alcuna forma di trattamento. Sabato scorso il gip in composizione collegiale Bruno D’Urso, Francesco Chiaromonte e Luigi Giordano) ha disposto la scarcerazione di cinque delle persone arrestate il 28 gennaio scorso: oltre a Mascazzini, Corrado Catenacci, Marta Di Gennaro, Mario Lupacchini e Gabriele Di Nardo. Per altri indagati la misura restrittiva è stata attenuata, mentre si attende la decisione del Riesame sulla detenzione di quanti hanno fatto ricorso direttamente al Tribunale della libertà.
Titti Beneduce
martedì 8 febbraio 2011
Napoli- Prof. Ortolani su scandalo Rifiuti e percolato nel mare: Chi governa non capisce che le spiagge della Campania sono una risorsa ambientale di grande importanza
Ecco come mai chi governa non capisce che le spiagge della Campania sono una risorsa ambientale autoctona di grande importanza socio-economica
Napoli- (del prof. Franco Ortolani) I mass media di ieri 28 gennaio hanno diffuso la notizia dei provvedimenti giudiziari eseguiti a carico di 38 persone (di cui 14 arrestati) per non avere impedito lo sversamento di percolato in mare e per associazione per delinquere e reati ambientali. I nomi sono già noti anche per altre inchieste relative a irregolarità commesse durante la gestione dello scandalo rifiuti in Campania come Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti della Regione Campania. Tra gli interessati vi sono amministratori e alti funzionari regionali. Il 4 agosto 2010 diffusi una mia nota dall’ingenuo titolo “Come mai chi governa non capisce che le spiagge della Campania sono una risorsa ambientale autoctona di grande importanza socio-economica?” Mi pareva strano che gli amministratori della Campania (che si sono succeduti e appartenenti a diverse coalizioni partitiche) non comprendessero che la nostra regione gode di un bene ambientale di inestimabile valore: le spiagge! Ricordavo che nella moderna società un metro quadrato di spiaggia bagnata da acqua pulita può indurre un fatturato annuo variabile da circa 200 euro a circa 2000 euro. Le coste della Campania, in totale, sono lunghe 512,440 km di cui circa 170 km sono rappresentati da spiagge. Valutando che in ogni chilometro di spiaggia, mediamente, vi sono circa 20.000 metri quadrati utilizzabili, il fatturato potenziale annuo per chilometro può variare da un minimo di 4.000.000 di euro ad un massimo di circa 40.000.000 di euro. Il fatturato potenziale dei 170 km di spiagge campane, pertanto, potrebbe variare da circa 680 milioni di euro a circa 6800 milioni di euro. Valutando, per cautela, che in ogni chilometro di spiaggia vi sia una fascia ampia solo 10 metri balneabile, le cifre del fatturato potenziale dei 170 km di spiagge si riducono alla metà: da un minimo di circa 340 milioni di euro a un massimo di circa 3400 milioni di euro. Sempre per prudenza, valutando che il fatturato medio annuo per metro quadrato di spiaggia sia la metà dei valori minimi e massimi sopra descritti, le cifre del fatturato annuo potenziale per i 170 chilometri di spiaggia si riducono a circa 170 milioni di euro come minimo e a circa 1700 milioni di euro come massimo.
Con le acque marine tutte balneabili, con le spiagge adeguatamente attrezzate nel rispetto della eco sostenibilità, la Campania si può attestare su un significativo risultato da perseguire tenacemente da qui a cinque anni: assicurare un fatturato annuo di circa 2 milioni di euro per chilometro di spiaggia. Tale risultato sarebbe progressivamente migliorato ogni anno.
Rendere fruibili tutti i 170 km di spiaggia deve essere un obiettivo obbligato per tutti gli amministratori della Campania. Senza pensarci sopra due volte. Le spiagge sono un patrimonio che la Campania ha gratis, devono essere localmente restaurate, tutelate e rese fruibili assicurando che l’acqua marina non sia inquinata.
Sottolineavo che il dramma ambientale e socio-economico era connesso al fatto che circa 80 km di costa non erano e non sono attualmente balneabili per inquinamento; in particolare l’inquinamento causato da scarichi non depurati rendeva (e rende) non balneabili circa 60 km di spiagge pari a circa il 36% delle spiagge campane. Richiamavo l’attenzione sull’importante problema che la Campania non ha disponibile per inquinamento costiero un tratto di litorale pari a circa l’80% di quello dell’intera Emilia Romagna. Mi permettevo di richiamare gli amministratori eletti dai cittadini della Campania a tenere presente che essi governano il territorio che è di tutti i cittadini e che per loro è un obbligo valorizzare le risorse ambientali locali imposto anche dallo statuto regionale. Non devono chiedere il permesso a nessuno. Devono agire al più presto per favorire l’assetto socio-economico regionale, difendere l’ambiente antropizzato costiero, valorizzare e tutelare i monumenti ambientali costieri. Per pianificare e governare bene il territorio occorrono tre azioni strettamente correlate: 1- la conoscenza degli aspetti fisici, umani, economici del proprio territorio; 2- l’individuazione e la scelta di idonee forme per amministrare correttamente il patrimonio disponibile in modo che sia attuabile un armonico rapporto uomo-ambiente oggi e domani; 3- l’attuazione di idonei interventi sul territorio rispettosi delle prerogative fisiche ed ambientali locali e generali. La corretta applicazione di questi principi si deve necessariamente basare su esperti ed onesti conoscitori del territorio e su onesti funzionari pubblici. Invitavo i nuovi amministratori della Campania ad abbandonare il “perverso e dilagante” modo di governare strettamente improntato a: 1- individuazione e scelta degli “affari” immediatamente realizzabili con il denaro pubblico da parte di gruppi organizzati; 2- messa a punto dell’organizzazione che possa agevolmente consentire il “saccheggio”; 3- attuazione di interventi sicuri e blindati, grazie agli appoggi e al concorso di figure istituzionali, che devono abbandonare il ruolo di funzionari super partes diventando parte integrante del gruppo e garanti della blindatura degli affari, ed, eventualmente, di altri “controllori del territorio non istituzionali” ma molto organizzati. La crisi economica impone di valorizzare le risorse ambientali autoctone che possono avere un ruolo di strategica importanza nell’economia regionale, finora abbandonate a se stesse e in parte al degrado.
Qualche spunto tecnico-scientifico circa le spiagge deve essere delineato.
Finora sono stati attuati alcuni interventi di difesa mal concepiti in quanto basati su vetuste conoscenze geoambientali e improntati ad una sorpassata ed inefficace, nei tempi medio-lunghi, difesa ad oltranza tipo “Linea Maginot” che era già inutile quando fu realizzata. Tali interventi molto costosi e attuati senza una preventiva e seria valutazione dell’impatto ambientale, durante i lavori e ad opere realizzate, hanno provocato seri dissesti al litorale come accaduto a Capitello nel Golfo di Policastro dove è stata danneggiata anche l’unica strada costiera che collega Scario con Sapri.
Nei progetti regionali si continua a proporre un irrealizzabile ripascimento artificiale con sabbia prelevata dai fondali marini che si è rivelato inattuabile (non c’è sabbia sufficiente per tutte le spiagge in erosione) e si identifica come “un intervento di nicchia” non duraturo e molto costoso ma molto buono per spendere soldi pubblici con la scusa dell’emergenza.
I sedimenti per restaurare le spiagge potrebbero essere ricavati dal restauro ambientale delle cave abbandonate in modo da ottenere i classici due piccioni con una fava: il restauro delle cave prima che vengano riempite di immondizia (come le cave di Terzigno) e il recupero di territorio pregiato di grande valenza ambientale e socio-economica. Un idoneo e sostenibile restauro delle spiagge garantirebbe la sicurezza all’ambiente antropizzato e metterebbe a disposizione delle istituzioni pubbliche un nuovo territorio di elevato valore ambientale ed economico; gli interventi potrebbero essere realizzati con un trasparente ed originale rapporto pubblico-privato. Finora gli interventi regionali hanno puntato a potenziare la portualità turistica lasciando nel degrado gran parte delle spiagge; in tal modo si privilegiano i cittadini ricchi che possono ormeggiare le imbarcazioni con le quali raggiungere le acque non inquinate lontano dalla costa. La maggior parte dei cittadini, invece, è costretta ad andare in altri lidi non inquinati fuori regione o a rischiare problemi seri di salute facendo i bagni “fuorilegge” in aree inquinate come il litorale Domitio.
Occorre un piano strategico pluriannuale per il restauro ambientale dei litorali attualmente non balneabili per inquinamento. Per quanto riguarda il litorale domitio si deve garantire che tutti gli scarichi liquidi di tutti i tipi devono essere depurati in modo da rendere balneabile tutto il litorale, coinvolgendo anche il Molise dal momento che parte della Provincia di Isernia immette gli scarichi nel Volturno. Si tenga presente che 1 chilometro di spiaggia balneabile e adeguatamente attrezzata può garantire un fatturato annuo variabile da 2 a 4 milioni di euro. Considerando che attualmente circa 30 chilometri di litorale non sono balneabili, entro 5 anni il restauro ambientale e il disinquinamento potrebbero determinare l’incremento del fatturato della fascia costiera di almeno 60 milioni di euro annui. E’ evidente che il corretto uso di una risorsa autoctona di importanza strategica come le spiagge potrebbe garantire migliaia di nuovi posti di lavoro. L’inchiesta della Magistratura ha evidenziato che parte degli amministratori e dei funzionari che hanno amministrato fino al 2010 avevano altri interessi privati e non si preoccupavano del bene pubblico, della salute dei cittadini e dell’assetto socio-economico. Chiarito l’arcano mistero che lo scrivente ingenuamente non aveva capito, i nuovi amministratori che pensano di fare? Tirare a campare (fino ad una eventuale nuova inchiesta giudiziaria) o valorizzare le risorse naturali e ambientali strategiche per l’assetto socio-economico?
Franco Ortolani, Ordinario di Geologia Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II
Napoli- (del prof. Franco Ortolani) I mass media di ieri 28 gennaio hanno diffuso la notizia dei provvedimenti giudiziari eseguiti a carico di 38 persone (di cui 14 arrestati) per non avere impedito lo sversamento di percolato in mare e per associazione per delinquere e reati ambientali. I nomi sono già noti anche per altre inchieste relative a irregolarità commesse durante la gestione dello scandalo rifiuti in Campania come Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti della Regione Campania. Tra gli interessati vi sono amministratori e alti funzionari regionali. Il 4 agosto 2010 diffusi una mia nota dall’ingenuo titolo “Come mai chi governa non capisce che le spiagge della Campania sono una risorsa ambientale autoctona di grande importanza socio-economica?” Mi pareva strano che gli amministratori della Campania (che si sono succeduti e appartenenti a diverse coalizioni partitiche) non comprendessero che la nostra regione gode di un bene ambientale di inestimabile valore: le spiagge! Ricordavo che nella moderna società un metro quadrato di spiaggia bagnata da acqua pulita può indurre un fatturato annuo variabile da circa 200 euro a circa 2000 euro. Le coste della Campania, in totale, sono lunghe 512,440 km di cui circa 170 km sono rappresentati da spiagge. Valutando che in ogni chilometro di spiaggia, mediamente, vi sono circa 20.000 metri quadrati utilizzabili, il fatturato potenziale annuo per chilometro può variare da un minimo di 4.000.000 di euro ad un massimo di circa 40.000.000 di euro. Il fatturato potenziale dei 170 km di spiagge campane, pertanto, potrebbe variare da circa 680 milioni di euro a circa 6800 milioni di euro. Valutando, per cautela, che in ogni chilometro di spiaggia vi sia una fascia ampia solo 10 metri balneabile, le cifre del fatturato potenziale dei 170 km di spiagge si riducono alla metà: da un minimo di circa 340 milioni di euro a un massimo di circa 3400 milioni di euro. Sempre per prudenza, valutando che il fatturato medio annuo per metro quadrato di spiaggia sia la metà dei valori minimi e massimi sopra descritti, le cifre del fatturato annuo potenziale per i 170 chilometri di spiaggia si riducono a circa 170 milioni di euro come minimo e a circa 1700 milioni di euro come massimo.
Con le acque marine tutte balneabili, con le spiagge adeguatamente attrezzate nel rispetto della eco sostenibilità, la Campania si può attestare su un significativo risultato da perseguire tenacemente da qui a cinque anni: assicurare un fatturato annuo di circa 2 milioni di euro per chilometro di spiaggia. Tale risultato sarebbe progressivamente migliorato ogni anno.
Rendere fruibili tutti i 170 km di spiaggia deve essere un obiettivo obbligato per tutti gli amministratori della Campania. Senza pensarci sopra due volte. Le spiagge sono un patrimonio che la Campania ha gratis, devono essere localmente restaurate, tutelate e rese fruibili assicurando che l’acqua marina non sia inquinata.
Sottolineavo che il dramma ambientale e socio-economico era connesso al fatto che circa 80 km di costa non erano e non sono attualmente balneabili per inquinamento; in particolare l’inquinamento causato da scarichi non depurati rendeva (e rende) non balneabili circa 60 km di spiagge pari a circa il 36% delle spiagge campane. Richiamavo l’attenzione sull’importante problema che la Campania non ha disponibile per inquinamento costiero un tratto di litorale pari a circa l’80% di quello dell’intera Emilia Romagna. Mi permettevo di richiamare gli amministratori eletti dai cittadini della Campania a tenere presente che essi governano il territorio che è di tutti i cittadini e che per loro è un obbligo valorizzare le risorse ambientali locali imposto anche dallo statuto regionale. Non devono chiedere il permesso a nessuno. Devono agire al più presto per favorire l’assetto socio-economico regionale, difendere l’ambiente antropizzato costiero, valorizzare e tutelare i monumenti ambientali costieri. Per pianificare e governare bene il territorio occorrono tre azioni strettamente correlate: 1- la conoscenza degli aspetti fisici, umani, economici del proprio territorio; 2- l’individuazione e la scelta di idonee forme per amministrare correttamente il patrimonio disponibile in modo che sia attuabile un armonico rapporto uomo-ambiente oggi e domani; 3- l’attuazione di idonei interventi sul territorio rispettosi delle prerogative fisiche ed ambientali locali e generali. La corretta applicazione di questi principi si deve necessariamente basare su esperti ed onesti conoscitori del territorio e su onesti funzionari pubblici. Invitavo i nuovi amministratori della Campania ad abbandonare il “perverso e dilagante” modo di governare strettamente improntato a: 1- individuazione e scelta degli “affari” immediatamente realizzabili con il denaro pubblico da parte di gruppi organizzati; 2- messa a punto dell’organizzazione che possa agevolmente consentire il “saccheggio”; 3- attuazione di interventi sicuri e blindati, grazie agli appoggi e al concorso di figure istituzionali, che devono abbandonare il ruolo di funzionari super partes diventando parte integrante del gruppo e garanti della blindatura degli affari, ed, eventualmente, di altri “controllori del territorio non istituzionali” ma molto organizzati. La crisi economica impone di valorizzare le risorse ambientali autoctone che possono avere un ruolo di strategica importanza nell’economia regionale, finora abbandonate a se stesse e in parte al degrado.
Qualche spunto tecnico-scientifico circa le spiagge deve essere delineato.
Finora sono stati attuati alcuni interventi di difesa mal concepiti in quanto basati su vetuste conoscenze geoambientali e improntati ad una sorpassata ed inefficace, nei tempi medio-lunghi, difesa ad oltranza tipo “Linea Maginot” che era già inutile quando fu realizzata. Tali interventi molto costosi e attuati senza una preventiva e seria valutazione dell’impatto ambientale, durante i lavori e ad opere realizzate, hanno provocato seri dissesti al litorale come accaduto a Capitello nel Golfo di Policastro dove è stata danneggiata anche l’unica strada costiera che collega Scario con Sapri.
Nei progetti regionali si continua a proporre un irrealizzabile ripascimento artificiale con sabbia prelevata dai fondali marini che si è rivelato inattuabile (non c’è sabbia sufficiente per tutte le spiagge in erosione) e si identifica come “un intervento di nicchia” non duraturo e molto costoso ma molto buono per spendere soldi pubblici con la scusa dell’emergenza.
I sedimenti per restaurare le spiagge potrebbero essere ricavati dal restauro ambientale delle cave abbandonate in modo da ottenere i classici due piccioni con una fava: il restauro delle cave prima che vengano riempite di immondizia (come le cave di Terzigno) e il recupero di territorio pregiato di grande valenza ambientale e socio-economica. Un idoneo e sostenibile restauro delle spiagge garantirebbe la sicurezza all’ambiente antropizzato e metterebbe a disposizione delle istituzioni pubbliche un nuovo territorio di elevato valore ambientale ed economico; gli interventi potrebbero essere realizzati con un trasparente ed originale rapporto pubblico-privato. Finora gli interventi regionali hanno puntato a potenziare la portualità turistica lasciando nel degrado gran parte delle spiagge; in tal modo si privilegiano i cittadini ricchi che possono ormeggiare le imbarcazioni con le quali raggiungere le acque non inquinate lontano dalla costa. La maggior parte dei cittadini, invece, è costretta ad andare in altri lidi non inquinati fuori regione o a rischiare problemi seri di salute facendo i bagni “fuorilegge” in aree inquinate come il litorale Domitio.
Occorre un piano strategico pluriannuale per il restauro ambientale dei litorali attualmente non balneabili per inquinamento. Per quanto riguarda il litorale domitio si deve garantire che tutti gli scarichi liquidi di tutti i tipi devono essere depurati in modo da rendere balneabile tutto il litorale, coinvolgendo anche il Molise dal momento che parte della Provincia di Isernia immette gli scarichi nel Volturno. Si tenga presente che 1 chilometro di spiaggia balneabile e adeguatamente attrezzata può garantire un fatturato annuo variabile da 2 a 4 milioni di euro. Considerando che attualmente circa 30 chilometri di litorale non sono balneabili, entro 5 anni il restauro ambientale e il disinquinamento potrebbero determinare l’incremento del fatturato della fascia costiera di almeno 60 milioni di euro annui. E’ evidente che il corretto uso di una risorsa autoctona di importanza strategica come le spiagge potrebbe garantire migliaia di nuovi posti di lavoro. L’inchiesta della Magistratura ha evidenziato che parte degli amministratori e dei funzionari che hanno amministrato fino al 2010 avevano altri interessi privati e non si preoccupavano del bene pubblico, della salute dei cittadini e dell’assetto socio-economico. Chiarito l’arcano mistero che lo scrivente ingenuamente non aveva capito, i nuovi amministratori che pensano di fare? Tirare a campare (fino ad una eventuale nuova inchiesta giudiziaria) o valorizzare le risorse naturali e ambientali strategiche per l’assetto socio-economico?
Franco Ortolani, Ordinario di Geologia Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II
lunedì 7 febbraio 2011
Percolato, Pierobon: “gli uomini di Bertolaso lavoravano così”
Nel commissariato per l’emergenza rifiuti a Napoli, Alberto Pierobon ci è durato appena 60 giorni. Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, su pressione di esperti e magistrati, lo aveva imposto a Bertolaso come subcommissario con la delega alla raccolta differenziata. Scelta quasi obbligata. Nel campo, Alberto Pierobon rappresentava all’epoca una delle punte di eccellenza: da direttore generale del Consorzio Treviso tre aveva raggiunto punte di riciclo che arrivavano all’80 per cento.
Nominato sub commissario, ha avuto il torto di non trasformarsi in un soldatino di Bertolaso. Ha provato a lanciare la raccolta differenziata dal basso, coinvolgendo il prete anticamorra Luigi Merola e Alex Zanotelli, provando dunque la strada della sensibilizzazione diretta dei quartieri popolari. Gli uomini dell’ex capo della Protezione civile a Napoli lo hanno ripagato con la massima ostilità. «Ero costretto a usare il mio computer e il mio telefono, mi escludevano dalla riunioni più importanti. A loro apparivo come un marziano rompiballe», racconta Pierobon.
La storia del percolato in mare non lo stupisce più tanto. «C’erano dei segnali inequivocabili, l’emergenza percolato era sotto gli occhi di tutti. Basta pensare all’immagine di Raffaele Del Giudice che nel documentario Biutiful Cauntri lancia la pietra in un lago di percolato. Ma Bertolaso funzionava un po’ da salvacondotto. I dirigenti del Commissariato questo lo sapevano e per questo si sentivano superpotetti», racconta l’ex subcommissario. Sulla questione del rifiuto liquido, che all’epoca era ormai fuori controllo nelle discariche costruite dal Commissariato, aveva anche proposto una soluzione a Bertolaso: «Gli spiegai che esistevano degli impianti mobili di trattamento del percolato, utilizzati soprattutto dalle aziende francesi. Mi offrii anche per organizzare un incontro con il direttore di una di queste ditte. Ma la proposta cadde nel vuoto, non la prese nessuno in considerazione».
A suo avviso il percolato a mare è la diretta conseguenza della strategia complessiva. «Non si può pensare di risolvere il problema solo con i buchi e i termovalorizzatori. L’assillo era togliere i rifiuti dalle strade, non importava come».
SITI CORRELATI
http://www.9online.it/blog_emergenza_archivio/2009/08/18/zanotelli-gestione-rifiuti-in-campania-atto-criminale/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/02/01/percolato-in-mare-gli-indagati-avevamo-fretta-di-liberarcene/
http://www.9online.it/blog_emergenza_archivio/2009/04/01/viaggio-nella-biutiful-cauntri/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/01/31/villaricca-la-fonte-dove-zampilla-il-percolato/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/01/31/inchiesta-percolato-lectio-magistralis-di-disastro-ambientale/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/11/24/nuovo-decreto-rifiuti-legambiente-leredita-di-percolaso/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/02/11/emergenza-permesso-di-aggirare-le-leggi/
(Giorgio Mottola, Terra)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Ragazzi,
dopo la memorabile puntata di oggi di 'Presadiretta' trasmessa
da Raitre, ho scritto la seguente email alla redazione del programma.
Buonasera,
sono il presidente di uno dei tanti Comitati Antidiscarica costituitisi
in Campania negli ultimi anni in seguito all'acuirsi costante del
problema rifiuti.
Ho apprezzato molto il vostro lavoro giornalistico di altissimo
spessore e me ne congratulo con voi. Grazie a nome dei cittadini che
il nostro Comitato rappresenta e mi sento di dire grazie a nome di
tutti i campani.
Mi rendo conto che in una puntata, anche lunga come questa, sarebbe
stato difficile toccare tutti gli aspetti di questa questione.
Tuttavia mi preme segnalarvi che secondo me andava affrontato anche
l'aspetto legato alla grande mobilitazione dei nostri Comitati di cittadini.
Oggi i comitati e le associazioni costituitesi in modo spontaneo da
comuni cittadini sono tantissimi e si stanno coordinando con una rete
campana. Ogni giorno gridiamo a gran voce il disastro ecologico da voi
mirabilmente illustrato, ma nessuno ci ascolta. Ogni giorno piangiamo
le vittime di cancro che ognuno ha nella propria famiglia, ma nessuno
si sofferma su questo (anzi nascondono i dati dei registri tumori).
Ogni giorno il nostro sgomento aumenta quando vediamo i frutti deformi
della nostra terra, e gli agricoltori piangono perché nessuno
comprerebbe mai quei prodotti malsani, ma nessuno gli da peso. Ogni
giorno il nostro stomaco si contorce quando vediamo che le Istituzioni
preposte, tal Cesaro che avete così ben presentato, che non sa nemmeno
aprir bocca, continua a proporre solo piani che prevedono discariche e
inceneritori. Piani che puntualmente vengono bocciati dalla Comunità
Europea che ci chiude l'accesso ai fondi e presto ci condannerà a
multe salatissime e la nostra disperazione
raggiungerà livelli insostenibili. Saremo messi in ginocchio da questo
prima ancora che dal federalismo del nord.
Noi cittadini gridiamo ogni giorno dai megafoni delle nostre
manifestazioni di piazza il modello Portici, il modo in cui vorremmo
che fossero gestiti i rifiuti: con raccolta differenziata porta a
porta, raccolta dell'umido, siti di compostaggio, isole
ecologiche, tariffa (e non tassa) sui rifiuti che premi gli utenti più
virtuosi, cultura del riuso, del riciclo, dei rifiuti zero. Stiamo
mettendo sù dei laboratori per fare in modo che tanti volontari
possano, riutilizzando vecchi stracci, creare dei sacchetti di tela
unici nel loro genere (oggetti cult di moda) che regaleremo ai
cittadini per fare la spesa rifiutando i sacchetti di plastica che
ancora oggi vengono dati dai supermercati e commercianti.
Insomma, abbiamo grandi idee, le gridiamo ogni giorno ma nessuno ci
ascolta... anzi vogliono che al di fuori della Campania si creda che
sia colpa dei cittadini ... NOOOOO, Non è così! Noi siamo tanti
Raffaele Del Giudice!!! Siamo tanti liberi cittadini che hanno un
desiderio represso di cambiare le cose, di rivoluzionare il sistema.
Ma la malapolitica ce lo impedisce, la criminalità ci soffoca, ci uccide.
Vi prego, date voce quanto prima, almeno voi, a questa realtà. Vogliamo
che si sappia che esistiamo e che desideriamo un mondo diverso. Lo
desideriamo più di ogni altra cosa, prima di essere costretti a scappare.
Grazie
Lucio Iavarone
Presidente Comitato NO Discariche
Comuni a Nord di Napoli
dopo la memorabile puntata di oggi di 'Presadiretta' trasmessa
da Raitre, ho scritto la seguente email alla redazione del programma.
Buonasera,
sono il presidente di uno dei tanti Comitati Antidiscarica costituitisi
in Campania negli ultimi anni in seguito all'acuirsi costante del
problema rifiuti.
Ho apprezzato molto il vostro lavoro giornalistico di altissimo
spessore e me ne congratulo con voi. Grazie a nome dei cittadini che
il nostro Comitato rappresenta e mi sento di dire grazie a nome di
tutti i campani.
Mi rendo conto che in una puntata, anche lunga come questa, sarebbe
stato difficile toccare tutti gli aspetti di questa questione.
Tuttavia mi preme segnalarvi che secondo me andava affrontato anche
l'aspetto legato alla grande mobilitazione dei nostri Comitati di cittadini.
Oggi i comitati e le associazioni costituitesi in modo spontaneo da
comuni cittadini sono tantissimi e si stanno coordinando con una rete
campana. Ogni giorno gridiamo a gran voce il disastro ecologico da voi
mirabilmente illustrato, ma nessuno ci ascolta. Ogni giorno piangiamo
le vittime di cancro che ognuno ha nella propria famiglia, ma nessuno
si sofferma su questo (anzi nascondono i dati dei registri tumori).
Ogni giorno il nostro sgomento aumenta quando vediamo i frutti deformi
della nostra terra, e gli agricoltori piangono perché nessuno
comprerebbe mai quei prodotti malsani, ma nessuno gli da peso. Ogni
giorno il nostro stomaco si contorce quando vediamo che le Istituzioni
preposte, tal Cesaro che avete così ben presentato, che non sa nemmeno
aprir bocca, continua a proporre solo piani che prevedono discariche e
inceneritori. Piani che puntualmente vengono bocciati dalla Comunità
Europea che ci chiude l'accesso ai fondi e presto ci condannerà a
multe salatissime e la nostra disperazione
raggiungerà livelli insostenibili. Saremo messi in ginocchio da questo
prima ancora che dal federalismo del nord.
Noi cittadini gridiamo ogni giorno dai megafoni delle nostre
manifestazioni di piazza il modello Portici, il modo in cui vorremmo
che fossero gestiti i rifiuti: con raccolta differenziata porta a
porta, raccolta dell'umido, siti di compostaggio, isole
ecologiche, tariffa (e non tassa) sui rifiuti che premi gli utenti più
virtuosi, cultura del riuso, del riciclo, dei rifiuti zero. Stiamo
mettendo sù dei laboratori per fare in modo che tanti volontari
possano, riutilizzando vecchi stracci, creare dei sacchetti di tela
unici nel loro genere (oggetti cult di moda) che regaleremo ai
cittadini per fare la spesa rifiutando i sacchetti di plastica che
ancora oggi vengono dati dai supermercati e commercianti.
Insomma, abbiamo grandi idee, le gridiamo ogni giorno ma nessuno ci
ascolta... anzi vogliono che al di fuori della Campania si creda che
sia colpa dei cittadini ... NOOOOO, Non è così! Noi siamo tanti
Raffaele Del Giudice!!! Siamo tanti liberi cittadini che hanno un
desiderio represso di cambiare le cose, di rivoluzionare il sistema.
Ma la malapolitica ce lo impedisce, la criminalità ci soffoca, ci uccide.
Vi prego, date voce quanto prima, almeno voi, a questa realtà. Vogliamo
che si sappia che esistiamo e che desideriamo un mondo diverso. Lo
desideriamo più di ogni altra cosa, prima di essere costretti a scappare.
Grazie
Lucio Iavarone
Presidente Comitato NO Discariche
Comuni a Nord di Napoli
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