Il movimento lista civica per Tufino confronta l’accordo di programma dei comuni vesuviani e nolani e rileva le debolezze del tavolo dei comuni dell’area nolana.
La bozza dell’accordo di programma per il ciclo dei rifiuti dell’Area nolana è simile a quella già sottoscritta dai Comuni vesuviani con la Provincia di Napoli e la Regione Campania. Il lavoro che i sindaci del Tavolo dei Comuni “avrebbero” fatto non ha nulla di originale. Una lettura comparata dei due testi fa nascere la convinzione che un’unica bozza di accordo sia stata elaborata (forse dalla stessa Provincia) per tutti e sette gli ambiti provinciali per un bisogno di omogeneità funzionale alla necessità di lasciare mano libera a Provincia e Regione nelle scelte riguardanti l’intera filiera impiantistica. Ma i sindaci del Tavolo dei Comuni dell’area nolana hanno dimostrato di non essere in grado di indicare, più specificamente, l’ubicazione di alcuni degli impianti (tranne per il digestore anaerobico che sorgerà presso l’impianto Stir di Tufino), a conferma di una preoccupante incapacità ad assumersi, collegialmente, il coraggio di scelte precise.
Ciò rende particolarmente debole l’area nolana che lasciando tutto nel vago non allontana neanche un pò la minaccia di un commissario che, di volta in volta, deciderà il tipo di impianto e la sua ubicazione. Più decisi e compatti si sono rivelati i sindaci dell’area vesuviana che hanno saputo concertare le scelte che avevano la possibilità di fare e sono arrivati alla firma dell’accordo dopo aver elaborato “una proposta di piano organico, approvato da ciascun comune con apposita delibera di Giunta”. I sindaci del nolano, invece, rinviano a data da stabilirsi ogni decisione relativa all’ubicazione dei singoli impianti, dimostrando di non sapere essi stessi di che cosa e di quali priorità ha bisogno il nostro territorio per realizzare un accettabile ciclo dei rifiuti . Solo per dare un’idea della maggiore concretezza dei sindaci dell’area vesuviana è il caso di riportare quanto essi hanno deciso a proposito degli impianti.
L’area vesuviana ha chiuso l’accordo stabilendo che saranno realizzati gli impianti appresso indicati con relativa ubicazione: a) tre impianti di trattamento della frazione umida, ubicati a Massa di Somma, Somma Vesuviana e Ercolano; b) impianto di trattamento della frazione secca indifferenziata a Torre del Grecoc) Piattaforma multimateriale, impianto trattamento e recupero ingombranti e RAEE a Ottavianod) Frazione vetro Cercolae) Utilizzo di un’area industriale di mq 8000 per una destinazione da definirsi a San Giuseppe Vesuvianof) Impianto di trattamento dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione, a Ercolanog) Utilizzo di area per piattaforme multi materia.Nulla di tutto questo hanno saputo fare i sindaci del Tavolo dei Comuni, che si sono limitati a recepire la previsione di tutta l’impiantistica possibile e immaginabile, senza nessuna indicazione coerente con il potenziamento effettivo della raccolta differenziata e senza un piano minimo di distribuzione dell’impiantistica sul territorio.
Un piano che, nella foga di allontanare il rischio di vedersi arrivare rifiuti solidi urbani da altri ambiti territoriali si cala le brache di fronte a Provincia e Regione e, nella pretesa di raggiungere autonomia completa arriva a contemplare impianti di trattamento dei fanghi provenienti da sistemi di depurazione, di detossificazione, di inertizzazione e smaltimento di rifiuti speciali, di trattamento di rifiuti sanitari, di trattamento degli oli esausti e finanche di trattamento e di smaltimento dell’amianto. È un piano che la dice lunga sulla confusione che regna tra coloro (i sindaci del nolano) che lo “avrebbero” materialmente redatto.
Un conto è prevedere e impegnarsi affinché nell’area nolana vengano realizzati impianti per il trattamento meccanico, isole ecologiche, piattaforme per rifiuti ingombranti, piattaforme per i Raee (Rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) impianti per il recupero dei beni durevoli, almeno un impianto di compostaggio, che tutti assieme possono e devono effettivamente rientrare, anche dal punto di vista degli investimenti che occorre mettere in campo per essere realizzati, nella strategia dell’autonoma capacità di gestire un ciclo integrato dei rifiuti; altra cosa è prevedere la costruzione di impianti di trattamento e smaltimento dell’amianto, per rifiuti sanitari, di depurazione e detossificazione di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue e delle industrie e chi più ne ha ne metta, che rischia di trasformare l’area nolana in un territorio destinato ad accogliere per sempre rifiuti altamente tossici e pericolosi provenienti dall’intera Regione.
Questa frenesia impiantistica a 360 gradi, oltre a creare le premesse perché nell’area nolana arrivi di tutto, contempla anche la fase dello “smaltimento dell’amianto” (dove?). Questa magnanima “generosità” si traduce, nei fatti, in un deresponsabilizzazione della Provincia di Napoli e della Regione Campania che, vista la grande disponibilità dell’area nolana, non potranno che ringraziare i sindaci del nostro territorio senza preoccuparsi del carico velenoso che potrebbe essere destinato alle nostre comunità. La bozza di accordo ha il difetto di recepire tutte le leggi (anche ad hoc), come quella che riguarda i rifiuti tritovagliati e biostabilizzati classificati col codice Cer 190503 (rifiuti a tutti gli effetti), che solo per la Regione Campania vengono derubricati ad una categoria di rifiuti pressoché innocui, tanto da essere utilizzati per la ricomposizione ambientale e la risagomatura delle cave dismesse, e non pone con forza la prioritaria necessità di realizzare subito almeno un impianto di compostaggio nell’area nolana.
Richiamando una legge che ne prevede già quattro, si preferisce, comunque, dare la precedenza a un impianto di digestione anaerobica che sorgerà, guarda caso, a Tufino e che, a detta di qualche sindaco molto interessato a questo tipo di soluzione, renderebbe perfino superfluo l’impianto di compostaggio. E allora perché non dirla tutta! Che senso ha tutto quello che, nei primi articoli della bozza di accordo di programma, si dice sulla raccolta differenziata ? il documento redatto dal Tavolo dei Comuni, con tutto ciò che in esso è previsto, finisce col negare la priorità e gli impegni relativi a
1) riduzione della quantità di rifiuti pro capite o, comunque, azioni che ne contengano l’aumento; 2) raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio con un obiettivo minimo del 50% dei rifiuti urbani prodotti a livello di singolo comune;
3)messa a discarica di una quantità virtualmente nulla di rifiuti, come ottimizzazione delle politiche regionali, provinciali in sintonia con quanto già in itinere nell’ambito "Area Nolana".Sembra che si parta da zero e che non sia urgente e fondamentale allestire impianti che, prima di ogni cosa, consentano di trattare la frazione umida, quella che più di tutte le altre arreca problemi alla popolazione, sia in termini sanitari che economici (si tenga conto di quanto continua a costarci la spedizione in altre regioni dalla nostra frazione organica) quando i rifiuti non vengono raccolti.
E non c’è traccia concreta, nella bozza di accordo, di una reale volontà, da parte dei sindaci del Tavolo dei Comuni, di affrontare con la necessaria urgenza il problema della dotazione di un’impiantistica moderna che privilegi il recupero, il riuso e il riciclo di una molteplicità di materiali attraverso una buona raccolta differenziata. Il comportamento dilatorio dei sindaci del Tavolo dei Comuni rischia di disperdere e affossare definitivamente la buona posizione che, fino a qualche tempo fa, le nostre comunità hanno potuto vantare per le percentuali di raccolta differenziata che hanno fatto meritare il titolo di Comuni ricicloni a varie realtà territoriali.
Il Mediano
domenica 31 luglio 2011
sabato 30 luglio 2011
Morire di inceneritori.
Inceneritore di Pietrasanta sigillato dalla magistratura
In Italia si costruiscono gli inceneritori. Nel resto del mondo si stanno smantellando
È vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono le possibili alternative? Sono queste alcune delle domande a cui Carlo A. Martigli, scrittore e giornalista, ha cercato di rispondere con un’inchiesta da cui è nato il docufilm “Sporchi da morire”, in uscita il prossimo autunno (vedi anteprima).
Il progetto, di respiro internazionale, è stato realizzato da Marco Carlucci, filmmaker indipendente già noto per “Il punto rosso”, con la collaborazione di numerosi esperti: medici, biologi, chimici, attivisti italiani e stranieri.
Carlucci, come è nata l’idea di realizzare un docufilm sui rischi alla salute degli inceneritori?
“Il film nasce da un incontro casuale con Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena. Assistendo a una delle sue numerose conferenze, sono rimasto profondamente colpito dalla tematica e anche affascinato dall’idea di realizzare un film documentario poco convenzionale. “Sporchi da morire” racconta la storia di una ricerca online che lentamente prende forma e sostanza. Sono stati utilizzati video di varia natura e provenienza: nostri reportage esclusivi, video inviati dagli utenti del sito o dalle associazioni, video virali del web, il tutto in uno stile volutamente ‘sporco’. Questo progetto affronta il tema della pericolosità degli inceneritori per svelare alle persone l’esistenza di una nuova forma d’inquinamento molto insidiosa, quella delle nanoparticelle. Ci siamo interessati anche delle centinaia di migliaia di persone che si stanno ammalando a New York, vittime delle nanopolveri da combustione scaturite dal crollo delle torri gemelle. Ma le nanoparticelle sono anche nei filtri per le macchine, nei cibi, nei farmaci, nelle armi moderne. In ogni caso, “Sporchi da morire” non descrive solo il pericolo ma anche le alternative sostenibili già attuate in molte parti del mondo”.
In Italia l’incenerimento è una delle pietre miliari su cui poggiano i piani di gestione dell’immondizia. Com’è la situazione lontano da qui?
“Fin dall’inizio non ho inteso realizzare un film sugli scandali italiani: sulla monnezza di Napoli, o sul business dei rifiuti. Il problema è molto più ampio e ogni paese ha il suo modus operandi. In Inghilterra, in Austria, in Francia, in Germania, persino negli Stati Uniti, ci sono problemi legati alla gestione dei rifiuti, agli impianti d’incenerimento, alla libertà d’informazione. In Italia però scontiamo il ritardo con cui abbiamo iniziato a occuparci del problema, e infatti siamo gli unici a non aver capito che bisogna risolverli. Rispetto alla Francia, per esempio, la differenza è sostanziale: due medici francesi, di opposto credo politico, hanno dato vita alla più grande associazione mondiale e allo studio più importante sugli effetti degli inceneritori. In Italia importanti politici, di opposte fazioni, sono concordi nel proporre come soluzione alla crisi dei rifiuti l’incenerimento”.
Gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute. Possibile che nonostante questi dati si continui a credere che bruciare i rifiuti sia l’unica soluzione?
“Certo, perché il processo dell’incenerimento dei rifiuti è apparentemente purificatorio agli occhi delle persone. Poi, se si racconta che oltre a smaltire i rifiuti, si crea energia e non si inquina, diventa difficile per una persona che non ha le giuste informazioni avere dei dubbi concreti. Il problema vero degli inceneritori vecchi e nuovi è che, per poter essere produttivi, hanno bisogno di materia prima, cioè di quei materiali che potrebbero essere riciclati e compostati, creando così un nuovo business e posti di lavoro. Fino a quando costruiremo bocche di fuoco che hanno bisogno di rifiuti per poter funzionare, la raccolta differenziata non decollerà”.
Che idea si è fatto della cosiddetta emergenza Napoli?
“Il nostro documentario parte proprio dalla crisi di Napoli, dai rifiuti per le strade, per poi affrontare lo step successivo, ovvero la soluzione avanzata. Rispondo a questa domanda riprendendo un concetto espresso nel film da Paul Connett, guru mondiale di Zero Waste: quando ci sono due comuni che sono distanti due chilometri, e uno ha il 5% di raccolta differenziata e l’altro il 70%, non è più un fatto “culturale”, la cultura non può cambiare in due chilometri. È un problema di leadership”.
30/07/2011
L'anteprima del film "Sporchi da Morire"

In Italia si costruiscono gli inceneritori. Nel resto del mondo si stanno smantellando
È vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono le possibili alternative? Sono queste alcune delle domande a cui Carlo A. Martigli, scrittore e giornalista, ha cercato di rispondere con un’inchiesta da cui è nato il docufilm “Sporchi da morire”, in uscita il prossimo autunno (vedi anteprima).
Il progetto, di respiro internazionale, è stato realizzato da Marco Carlucci, filmmaker indipendente già noto per “Il punto rosso”, con la collaborazione di numerosi esperti: medici, biologi, chimici, attivisti italiani e stranieri.
Carlucci, come è nata l’idea di realizzare un docufilm sui rischi alla salute degli inceneritori?
“Il film nasce da un incontro casuale con Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena. Assistendo a una delle sue numerose conferenze, sono rimasto profondamente colpito dalla tematica e anche affascinato dall’idea di realizzare un film documentario poco convenzionale. “Sporchi da morire” racconta la storia di una ricerca online che lentamente prende forma e sostanza. Sono stati utilizzati video di varia natura e provenienza: nostri reportage esclusivi, video inviati dagli utenti del sito o dalle associazioni, video virali del web, il tutto in uno stile volutamente ‘sporco’. Questo progetto affronta il tema della pericolosità degli inceneritori per svelare alle persone l’esistenza di una nuova forma d’inquinamento molto insidiosa, quella delle nanoparticelle. Ci siamo interessati anche delle centinaia di migliaia di persone che si stanno ammalando a New York, vittime delle nanopolveri da combustione scaturite dal crollo delle torri gemelle. Ma le nanoparticelle sono anche nei filtri per le macchine, nei cibi, nei farmaci, nelle armi moderne. In ogni caso, “Sporchi da morire” non descrive solo il pericolo ma anche le alternative sostenibili già attuate in molte parti del mondo”.
In Italia l’incenerimento è una delle pietre miliari su cui poggiano i piani di gestione dell’immondizia. Com’è la situazione lontano da qui?
“Fin dall’inizio non ho inteso realizzare un film sugli scandali italiani: sulla monnezza di Napoli, o sul business dei rifiuti. Il problema è molto più ampio e ogni paese ha il suo modus operandi. In Inghilterra, in Austria, in Francia, in Germania, persino negli Stati Uniti, ci sono problemi legati alla gestione dei rifiuti, agli impianti d’incenerimento, alla libertà d’informazione. In Italia però scontiamo il ritardo con cui abbiamo iniziato a occuparci del problema, e infatti siamo gli unici a non aver capito che bisogna risolverli. Rispetto alla Francia, per esempio, la differenza è sostanziale: due medici francesi, di opposto credo politico, hanno dato vita alla più grande associazione mondiale e allo studio più importante sugli effetti degli inceneritori. In Italia importanti politici, di opposte fazioni, sono concordi nel proporre come soluzione alla crisi dei rifiuti l’incenerimento”.
Gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute. Possibile che nonostante questi dati si continui a credere che bruciare i rifiuti sia l’unica soluzione?
“Certo, perché il processo dell’incenerimento dei rifiuti è apparentemente purificatorio agli occhi delle persone. Poi, se si racconta che oltre a smaltire i rifiuti, si crea energia e non si inquina, diventa difficile per una persona che non ha le giuste informazioni avere dei dubbi concreti. Il problema vero degli inceneritori vecchi e nuovi è che, per poter essere produttivi, hanno bisogno di materia prima, cioè di quei materiali che potrebbero essere riciclati e compostati, creando così un nuovo business e posti di lavoro. Fino a quando costruiremo bocche di fuoco che hanno bisogno di rifiuti per poter funzionare, la raccolta differenziata non decollerà”.
Che idea si è fatto della cosiddetta emergenza Napoli?
“Il nostro documentario parte proprio dalla crisi di Napoli, dai rifiuti per le strade, per poi affrontare lo step successivo, ovvero la soluzione avanzata. Rispondo a questa domanda riprendendo un concetto espresso nel film da Paul Connett, guru mondiale di Zero Waste: quando ci sono due comuni che sono distanti due chilometri, e uno ha il 5% di raccolta differenziata e l’altro il 70%, non è più un fatto “culturale”, la cultura non può cambiare in due chilometri. È un problema di leadership”.
30/07/2011
L'anteprima del film "Sporchi da Morire"
Gestione rifiuti, il modello Vesuvio fa scuola
Nel piano del ministro Prestigiacomo l'incremento della differenziata e discariche in aree dismesse.
Si fa strada il modello Vesuvio nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti. L'accordo raggiunto questa mattina per la città di Napoli segue a ruota quello sottoscritto tre giorni fa dai 19 Comuni dell'area vesuviana. A tal proposito il sindaco di Portici ha espresso "grande soddisfazione per l'apprezzamento che il Ministro dell'Ambiente ha inteso manifestare per l'accordo di programma sottoscritto dai 19 Comuni dell'area Vesuviana con la Regione Campania e la Provincia di Napoli in merito alla gestione del ciclo integrale dei rifiuti". "Il ministro - ha aggiunto Cuomo - questa mattina ha indicato quell'accordo come modello da seguire. La collaborazione istituzionale che è prevalsa, al di là delle diverse appartenenze politiche, tra le 19 amministrazioni comunali, è stata infatti l'elemento qualificante di questo importante risultato".
L’accordo interistituzionale sul ciclo dei rifiuti è stato sottoscritto stamattina a Napoli. L’intesa è stata raggiunta alla presenza del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che prima della riunione decisiva in Prefettura aveva inaugurato la sua giornata nel capoluogo partenopeo consumando la colazione al bar Gambrinus.
Incremento della raccolta differenziata e realizzazione degli impianti a essa connessi, discariche in cave abbandonate o dismesse, e trasferimento dei rifiuti fuori regione, anche oltre i confini nazionali. Questi i punti salienti del protocollo d'intesa interistituzionale sul ciclo di gestione dei rifiuti nella provincia di Napoli. Oltre al ministro Prestigiacomo hanno sottoscritto l’accordo i presidenti della Regione Campania, Stefano Caldoro e della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
"Il modello da seguire è quello adottato di recente con il protocollo di autosufficienza dell'area vesuviana - ha detto il ministro Prestigiacomo presentando l'intesa nella sala Profili della Prefettura di Napoli - accordo sottoscritto il 25 luglio che prevede un forte coinvolgimento di tutte le popolazioni egli enti locali interessati". La localizzazione delle discariche avverrà in aree geografiche omogenee per lo smaltimento dei rifiuti nel breve e medio periodo, "tenendo conto - ha detto ancora il ministro Prestigiacomo - della storica carenza degli impianti che interessa tutto il territorio nazionale".
Il protocollo è stato definito dal ministro “un tassello fondamentale di quel percorso di coesione istituzionale che noi oggi abbiamo affidato al Comune di Napoli il quale ha lanciato il nuovo programma di raccolta differenziata".
"Quanto viene sancito oggi a Napoli, secondo la Prestigiacomo, é il frutto di "un ampio e approfondito confronto che si è svolto a Roma, al ministero dell'Ambiente, nel quale abbiamo istituito un tavolo di lavoro che ci ha portati al protocollo d'intesa che noi oggi qui sottoscriviamo". Un accordo, per il ministro dell'Ambiente, "che rappresenta una svolta nell'approccio al problema dei rifiuti perché individua una strategia razionale, l'unica possibile, che vede tutte le istituzioni locali impegnate a fare la propria parteper realizzare quel percorso che ci separa dalla definizione finale quando poi avremo tutta l'impiantistica realizzata".
Cuomo, sindaco di Portici: soddisfatto per le parole del ministro sull'accordo dei comuni vesuviani
In merito alle dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che questa mattina ha sottoscritto il protocollo d’intesa interistituzionale sul ciclo di gestione dei rifiuti nella provincia di Napoli, il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, ha diffuso la seguente dichiarazione: “Esprimo grande soddisfazione per l’apprezzamento che il Ministro dell’Ambiente ha inteso manifestare per l’accordo di programma sottoscritto tre giorni fa dai 19 Comuni dell’area vesuviana con la Regione Campania e la Provincia di Napoli in merito alla gestione del ciclo integrale dei rifiuti”.
“Il Ministro questa mattina ha indicato quell’accordo come modello da seguire. La collaborazione istituzionale che è prevalsa, al di là delle diverse appartenenze politiche, tra le 19 Amministrazioni Comunali, è stata infatti l’elemento qualificante di questo importante risultato”
Si fa strada il modello Vesuvio nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti. L'accordo raggiunto questa mattina per la città di Napoli segue a ruota quello sottoscritto tre giorni fa dai 19 Comuni dell'area vesuviana. A tal proposito il sindaco di Portici ha espresso "grande soddisfazione per l'apprezzamento che il Ministro dell'Ambiente ha inteso manifestare per l'accordo di programma sottoscritto dai 19 Comuni dell'area Vesuviana con la Regione Campania e la Provincia di Napoli in merito alla gestione del ciclo integrale dei rifiuti". "Il ministro - ha aggiunto Cuomo - questa mattina ha indicato quell'accordo come modello da seguire. La collaborazione istituzionale che è prevalsa, al di là delle diverse appartenenze politiche, tra le 19 amministrazioni comunali, è stata infatti l'elemento qualificante di questo importante risultato".
L’accordo interistituzionale sul ciclo dei rifiuti è stato sottoscritto stamattina a Napoli. L’intesa è stata raggiunta alla presenza del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che prima della riunione decisiva in Prefettura aveva inaugurato la sua giornata nel capoluogo partenopeo consumando la colazione al bar Gambrinus.
Incremento della raccolta differenziata e realizzazione degli impianti a essa connessi, discariche in cave abbandonate o dismesse, e trasferimento dei rifiuti fuori regione, anche oltre i confini nazionali. Questi i punti salienti del protocollo d'intesa interistituzionale sul ciclo di gestione dei rifiuti nella provincia di Napoli. Oltre al ministro Prestigiacomo hanno sottoscritto l’accordo i presidenti della Regione Campania, Stefano Caldoro e della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
"Il modello da seguire è quello adottato di recente con il protocollo di autosufficienza dell'area vesuviana - ha detto il ministro Prestigiacomo presentando l'intesa nella sala Profili della Prefettura di Napoli - accordo sottoscritto il 25 luglio che prevede un forte coinvolgimento di tutte le popolazioni egli enti locali interessati". La localizzazione delle discariche avverrà in aree geografiche omogenee per lo smaltimento dei rifiuti nel breve e medio periodo, "tenendo conto - ha detto ancora il ministro Prestigiacomo - della storica carenza degli impianti che interessa tutto il territorio nazionale".
Il protocollo è stato definito dal ministro “un tassello fondamentale di quel percorso di coesione istituzionale che noi oggi abbiamo affidato al Comune di Napoli il quale ha lanciato il nuovo programma di raccolta differenziata".
"Quanto viene sancito oggi a Napoli, secondo la Prestigiacomo, é il frutto di "un ampio e approfondito confronto che si è svolto a Roma, al ministero dell'Ambiente, nel quale abbiamo istituito un tavolo di lavoro che ci ha portati al protocollo d'intesa che noi oggi qui sottoscriviamo". Un accordo, per il ministro dell'Ambiente, "che rappresenta una svolta nell'approccio al problema dei rifiuti perché individua una strategia razionale, l'unica possibile, che vede tutte le istituzioni locali impegnate a fare la propria parteper realizzare quel percorso che ci separa dalla definizione finale quando poi avremo tutta l'impiantistica realizzata".
Cuomo, sindaco di Portici: soddisfatto per le parole del ministro sull'accordo dei comuni vesuviani
In merito alle dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che questa mattina ha sottoscritto il protocollo d’intesa interistituzionale sul ciclo di gestione dei rifiuti nella provincia di Napoli, il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, ha diffuso la seguente dichiarazione: “Esprimo grande soddisfazione per l’apprezzamento che il Ministro dell’Ambiente ha inteso manifestare per l’accordo di programma sottoscritto tre giorni fa dai 19 Comuni dell’area vesuviana con la Regione Campania e la Provincia di Napoli in merito alla gestione del ciclo integrale dei rifiuti”.
“Il Ministro questa mattina ha indicato quell’accordo come modello da seguire. La collaborazione istituzionale che è prevalsa, al di là delle diverse appartenenze politiche, tra le 19 Amministrazioni Comunali, è stata infatti l’elemento qualificante di questo importante risultato”
De Magistris: «Ho invitato Berlusconi a venire a Napoli »
Il sindaco dal palco del Maschio Angioino: «Valenzi e Bassolino hanno lasciato il segno, ma io sarò diverso»
NAPOLI - «La sorpresa più sgradevole da sindaco? Trovare le casse vuote. A chi somiglio? Ma se a volte manco mi rendo conto di essere diventato sindaco». Stralci della lunga intervista a tutto campo concessa da Luigi de Magistris dal palco allestito al Maschio Angioino. Doveva esserci anche il suo collega milanese Giuliano Pisapia: bloccato a Milano dall'approvazione del bilancio ha fatto pervenire un messaggio il cui senso è che da Napoli e Milano può ripartire il Paese. «Non ho trovato nemmeno un euro». Questa la sorpresa più sgradevole da sindaco per l'ex pm di Catanzaro. «Ma questo non ha frenato la nostra voglia di fare - ha sottolineato de Magistris - e di rimboccarci le maniche». Lucia Annunziata, che conduce la serata, gli chiede se si ispira a un predecessore e fa il nome di Maurizio Valenzi, storico sindaco rosso degli anni '80: «Non riesco nemmeno a rendermi conto di essere sindaco di Napoli e a volte dico a mia moglie 'Ma ti rendi conto?»' «Sicuramente - ha aggiunto rispondendo alla domanda - Valenzi ha lasciato il segno, così come Bassolino nel suo primo periodo, ma la mia esperienza è unica».
E su Narducci, l'ex pm oggi assessore al centro delle polemiche, una difesa a spada tratta: «Sono orgoglioso di averlo in giunta. Mi mandò un sms quando non ero ancora sicuro del ballottaggio dicendo che se avessi vinto gli avrebbe fatto piacere cambiare vita. E io risposi: Ma sei sicuro? Poi non ci siamo più sentiti». «Un magistrato con la sua anzianità - ha concluso - oggi prenderebbe circa 6000 euro di stipendio, al Comune ne prende 3000 sapendo che non potrà tornare a fare il magistrato a Napoli».
MAGISTRATI IN POLITICA - «Quello dei magistrati in politica è un tema che si pone ma non per Narducci (l'ex pm oggi assessore al Comune di Napoli) ma a livello nazionale dove da Francesco Nitto Palma a Oscar Scalfaro tutti hanno preferito l'aspettativa». «Solo io e un altro collega abbiamo scelto le dimissioni, che non sono un atto indolore - ricorda de Magistris -. Credo che chi entra in politica non possa tornare in magistratura, ma neanche deve perdere il posto di lavoro. Ecco perchè sarei favorevole a un rientro nell'amministrazione pubblica con altre mansioni». «Personalmente non posso immaginare dopo un'esperienza politica di questo livello di tornare a fare il magistrato. Perciò - ha concluso il sindaco di Napoli - farà bene il legislatore a emanare un provvedimento equilibrato in materia».
DIALOGO CON IL GOVERNO - «Credo che il governo abbia capito che a Napoli è iniziata una fase nuova e che con questa amministrazione e questo popolo deve dialogare». Lucia Annunziata provoca de Magistris sul feeling istituzionale che si è instaurato col ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e che a Roma - fa presente la giornalista - alimenta il pettegolezzo. Il sindaco non si sottrae: «Non posso farci niente se a Roma si fa del gossip. Sono cose estive, e ci si scherza un po'. Non è che posso interrompere un dialogo istituzionale per contrastare le voci. Vorrà dire che per par condicio parlerò anche con i ministri Carfagna, Gelmini, Brambilla e Bernini...».
SIPARIETTO CON BERLUSCONI - De Magistris svela anche un siparietto andato in scena con il premier Berlusconi l'altro giorno, quando si sono incontrati a Palazzo Chigi per la vicenda rifiuti: «Non lo conoscevo, lo avevo sentito al telefono solo una volta. Quando mi ha visto mi ha detto che avevo scelto il giorno sbagliato. E io "Sì, lo so, oggi ha dovuto dare 600 milioni a De Benedetti". Lui allora mi ha fatto tutti i calcoli di quanto aveva speso per gli avvocati. A quel punto gli ho detto che anche io ero lì per chiedere soldi, perchè nelle casse del Comune non c'è un euro». «Allora lui mi ha risposto: "Sì, ma qui pago tutto io, lì pagate tutti". Ad ogni modo - ha concluso de Magistris - il nostro è stato un incontro nè teso, nè particolarmente cordiale. Alla fine l'ho invitato a venire a Napoli nei prossimi mesi a constatare come sarà diventata bella la città anche con il concorso del governo». Sul tema rifiuti de Magistris ha ribadito che con lui sindaco non si faranno discariche: «E faremo di tutto, anche se non dipende da noi, perchè a Napoli non si facciano inceneritori».
Il Corriere del Mezzogiorno 30 luglio 2011
NAPOLI - «La sorpresa più sgradevole da sindaco? Trovare le casse vuote. A chi somiglio? Ma se a volte manco mi rendo conto di essere diventato sindaco». Stralci della lunga intervista a tutto campo concessa da Luigi de Magistris dal palco allestito al Maschio Angioino. Doveva esserci anche il suo collega milanese Giuliano Pisapia: bloccato a Milano dall'approvazione del bilancio ha fatto pervenire un messaggio il cui senso è che da Napoli e Milano può ripartire il Paese. «Non ho trovato nemmeno un euro». Questa la sorpresa più sgradevole da sindaco per l'ex pm di Catanzaro. «Ma questo non ha frenato la nostra voglia di fare - ha sottolineato de Magistris - e di rimboccarci le maniche». Lucia Annunziata, che conduce la serata, gli chiede se si ispira a un predecessore e fa il nome di Maurizio Valenzi, storico sindaco rosso degli anni '80: «Non riesco nemmeno a rendermi conto di essere sindaco di Napoli e a volte dico a mia moglie 'Ma ti rendi conto?»' «Sicuramente - ha aggiunto rispondendo alla domanda - Valenzi ha lasciato il segno, così come Bassolino nel suo primo periodo, ma la mia esperienza è unica».
E su Narducci, l'ex pm oggi assessore al centro delle polemiche, una difesa a spada tratta: «Sono orgoglioso di averlo in giunta. Mi mandò un sms quando non ero ancora sicuro del ballottaggio dicendo che se avessi vinto gli avrebbe fatto piacere cambiare vita. E io risposi: Ma sei sicuro? Poi non ci siamo più sentiti». «Un magistrato con la sua anzianità - ha concluso - oggi prenderebbe circa 6000 euro di stipendio, al Comune ne prende 3000 sapendo che non potrà tornare a fare il magistrato a Napoli».
MAGISTRATI IN POLITICA - «Quello dei magistrati in politica è un tema che si pone ma non per Narducci (l'ex pm oggi assessore al Comune di Napoli) ma a livello nazionale dove da Francesco Nitto Palma a Oscar Scalfaro tutti hanno preferito l'aspettativa». «Solo io e un altro collega abbiamo scelto le dimissioni, che non sono un atto indolore - ricorda de Magistris -. Credo che chi entra in politica non possa tornare in magistratura, ma neanche deve perdere il posto di lavoro. Ecco perchè sarei favorevole a un rientro nell'amministrazione pubblica con altre mansioni». «Personalmente non posso immaginare dopo un'esperienza politica di questo livello di tornare a fare il magistrato. Perciò - ha concluso il sindaco di Napoli - farà bene il legislatore a emanare un provvedimento equilibrato in materia».
DIALOGO CON IL GOVERNO - «Credo che il governo abbia capito che a Napoli è iniziata una fase nuova e che con questa amministrazione e questo popolo deve dialogare». Lucia Annunziata provoca de Magistris sul feeling istituzionale che si è instaurato col ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e che a Roma - fa presente la giornalista - alimenta il pettegolezzo. Il sindaco non si sottrae: «Non posso farci niente se a Roma si fa del gossip. Sono cose estive, e ci si scherza un po'. Non è che posso interrompere un dialogo istituzionale per contrastare le voci. Vorrà dire che per par condicio parlerò anche con i ministri Carfagna, Gelmini, Brambilla e Bernini...».
SIPARIETTO CON BERLUSCONI - De Magistris svela anche un siparietto andato in scena con il premier Berlusconi l'altro giorno, quando si sono incontrati a Palazzo Chigi per la vicenda rifiuti: «Non lo conoscevo, lo avevo sentito al telefono solo una volta. Quando mi ha visto mi ha detto che avevo scelto il giorno sbagliato. E io "Sì, lo so, oggi ha dovuto dare 600 milioni a De Benedetti". Lui allora mi ha fatto tutti i calcoli di quanto aveva speso per gli avvocati. A quel punto gli ho detto che anche io ero lì per chiedere soldi, perchè nelle casse del Comune non c'è un euro». «Allora lui mi ha risposto: "Sì, ma qui pago tutto io, lì pagate tutti". Ad ogni modo - ha concluso de Magistris - il nostro è stato un incontro nè teso, nè particolarmente cordiale. Alla fine l'ho invitato a venire a Napoli nei prossimi mesi a constatare come sarà diventata bella la città anche con il concorso del governo». Sul tema rifiuti de Magistris ha ribadito che con lui sindaco non si faranno discariche: «E faremo di tutto, anche se non dipende da noi, perchè a Napoli non si facciano inceneritori».
Il Corriere del Mezzogiorno 30 luglio 2011
venerdì 29 luglio 2011
Rifiuti, Prestigiacomo si complimenta con De Magistris: “A Napoli voglia di riscatto”
Il Fatto Quotidiano 29/07/2011
La rivoluzione avviata dall'amministrazione comunale campana convince il ministro dell'Ambiente: "A Napoli si respira un clima diverso e si tocca la voglia di riscatto dei cittadini per uscire dall'emergenza”
Complimenti ancora più graditi, perché provengono da una ministra di un governo ‘avversario’. La rivoluzione dei rifiuti avviata da Luigi de Magistris piace alla titolare dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. A Napoli, secondo l’esponente della maggioranza, “si respira un clima diverso e si tocca la voglia di riscatto dei cittadini per uscire dall’emergenza rifiuti”.
La Prestigiacomo stamane si è recata nel capoluogo campano per firmare in Prefettura un protocollo interistituzionale sul ciclo di gestione della raccolta e dello smaltimento della spazzatura con gli enti locali e per assicurare consistenti finanziamenti alla raccolta differenziata alla città, da prelevare da un fondo nazionale di 10 milioni di euro. La firma è stata preceduta da una conferenza stampa con de Magistris, col quale il feeling istituzionale, accesosi durante i giorni bui della crisi e del decreto che la Lega si rifiutava di approvare, è sempre più evidente. “Questa è una giornata importante per Napoli – ha detto il membro dell’esecutivo – perché, con questo piano si avrà un’accelerazione alla raccolta differenziata. Si è instaurato un clima diverso e nuovo, che nasce soprattutto dai napoletani. Non ho pregiudizi nel riconoscere il lavoro fatto in questi due mesi. Gli incontri avuti con i rappresentanti dell’amministrazione comunale sono stati numerosissimi, e abbiamo il dovere di collaborare per il bene dei cittadini. Devo riconoscere l’entusiasmo e la voglia di fare di questa giunta”. Parole che sono piaciute al sindaco arancione e al suo vice con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano, che le ha postate sulla sua pagina Facebook.
Secondo la ministra, bisogna “superare l’immagine dei rifiuti che sta offuscando quella di una delle città più belle del mondo”.
Con il sindaco tutto ok e nessuna frizione. Al punto di attenuare la propria posizione sull’inceneritore di Napoli est, che vede de Magistris nettamente contrario: “E’ un impianto necessario, ma al momento non rappresenta un’urgenza. Attualmente c’è un ricorso presentato dal Comune contro la gara bandita dalla Regione Campania. Discutere del problema adesso è inutile, l’urgenza è fare altre cose”. “Su una cosa io e il sindaco de Magistris siamo stati d’accordo sin dall’inizio: basta con le emergenze, perché significherebbe arrendersi e non farcela da soli. Questa è una grande sfida culturale, non ci spaventano le ecomafie e penso anche che portare i rifiuti fuori regione sia solo una pezza. Occorre invece fare quello che si fa in tutti i Paesi civili, cioè gestire in autonomia il problema rifiuti. Sarò spesso a Napoli per seguire da vicino il lavoro di questa amministrazione perché dopo 14 anni di emergenza, Napoli e la Campania devono uscirne con le proprie forze ma anche con il nostro aiuto, come già dimostrato in questi anni dall’impegno del presidente Berlusconi”. E qui de Magistris, per un attimo, non ha sorriso.
La rivoluzione avviata dall'amministrazione comunale campana convince il ministro dell'Ambiente: "A Napoli si respira un clima diverso e si tocca la voglia di riscatto dei cittadini per uscire dall'emergenza”
Complimenti ancora più graditi, perché provengono da una ministra di un governo ‘avversario’. La rivoluzione dei rifiuti avviata da Luigi de Magistris piace alla titolare dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. A Napoli, secondo l’esponente della maggioranza, “si respira un clima diverso e si tocca la voglia di riscatto dei cittadini per uscire dall’emergenza rifiuti”.
La Prestigiacomo stamane si è recata nel capoluogo campano per firmare in Prefettura un protocollo interistituzionale sul ciclo di gestione della raccolta e dello smaltimento della spazzatura con gli enti locali e per assicurare consistenti finanziamenti alla raccolta differenziata alla città, da prelevare da un fondo nazionale di 10 milioni di euro. La firma è stata preceduta da una conferenza stampa con de Magistris, col quale il feeling istituzionale, accesosi durante i giorni bui della crisi e del decreto che la Lega si rifiutava di approvare, è sempre più evidente. “Questa è una giornata importante per Napoli – ha detto il membro dell’esecutivo – perché, con questo piano si avrà un’accelerazione alla raccolta differenziata. Si è instaurato un clima diverso e nuovo, che nasce soprattutto dai napoletani. Non ho pregiudizi nel riconoscere il lavoro fatto in questi due mesi. Gli incontri avuti con i rappresentanti dell’amministrazione comunale sono stati numerosissimi, e abbiamo il dovere di collaborare per il bene dei cittadini. Devo riconoscere l’entusiasmo e la voglia di fare di questa giunta”. Parole che sono piaciute al sindaco arancione e al suo vice con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano, che le ha postate sulla sua pagina Facebook.
Secondo la ministra, bisogna “superare l’immagine dei rifiuti che sta offuscando quella di una delle città più belle del mondo”.
Con il sindaco tutto ok e nessuna frizione. Al punto di attenuare la propria posizione sull’inceneritore di Napoli est, che vede de Magistris nettamente contrario: “E’ un impianto necessario, ma al momento non rappresenta un’urgenza. Attualmente c’è un ricorso presentato dal Comune contro la gara bandita dalla Regione Campania. Discutere del problema adesso è inutile, l’urgenza è fare altre cose”. “Su una cosa io e il sindaco de Magistris siamo stati d’accordo sin dall’inizio: basta con le emergenze, perché significherebbe arrendersi e non farcela da soli. Questa è una grande sfida culturale, non ci spaventano le ecomafie e penso anche che portare i rifiuti fuori regione sia solo una pezza. Occorre invece fare quello che si fa in tutti i Paesi civili, cioè gestire in autonomia il problema rifiuti. Sarò spesso a Napoli per seguire da vicino il lavoro di questa amministrazione perché dopo 14 anni di emergenza, Napoli e la Campania devono uscirne con le proprie forze ma anche con il nostro aiuto, come già dimostrato in questi anni dall’impegno del presidente Berlusconi”. E qui de Magistris, per un attimo, non ha sorriso.
Sacchetti di plastica biodegradabili Procedura d’infrazione Ue all’Italia
Al centro c'è il bando di comunicazione sul divieto di vendita dei sacchetti che non è stato distribuito in maniera omogenea. E la cui notifica non sarebbe stata inviata per tempo alla Commissione europeaQuello dei sacchetti di plastica è uno strano caso di bando fantasma: un divieto di commercializzazione entrato in vigore a gennaio, tramite comunicato stampa, in assenza di decreti attuativi e sanzioni, in cui ancora non si capisce bene quali sacchetti siano stati banditi. Non ne sono certi nemmeno al Ministero dell’Ambiente. E ora spuntano anche una procedura di infrazione a carico dell’Italia (per la mancata notifica alla Commissione Europea) e un’indagine in corso per capire se il bando rispetti o no la libera circolazione delle merci.
Nonostante il silenzio del Ministero, da Bruxelles qualcosa si è mosso e qualcosa trapela: costituzione in mora per l’Italia (n° di procedura 2011_4030) per la mancata notifica dell’entrata in vigore del divieto, che avrebbe dovuto essere comunicata per tempo alla Commissione e che invece, come scrisse ad aprile il Commissario Janez Potocnik nella lettera inviata al ministro Prestigiacomo “il 1° gennaio 2011 ha iniziato ad avere effetto in assenza di qualsiasi notifica”.
Ma non solo: al di là delle modalità con cui il bando è entrato in vigore, la Commissione ha sollevato perplessità sugli stessi contenuti del divieto. Il notiziario ambientale Eco dalle Città ha chiesto spiegazioni in merito alla Direzione generale dell’Ambiente dell’Unione Europea, che ha risposto quanto segue: “Al momento la procedura di infrazione riguarda solo la violazione dell’obbligo di notifica, ma stiamo continuando ad esaminare la questione relativa alla libera circolazione delle merci ai sensi della direttiva imballaggi. A questo proposito, nel luglio 2011 la Commissione ha presentato osservazioni per l’Italia che riguardano le misure proposte dalle autorità italiane. Non escludiamo nessun ulteriore passo appropriato per l’attuazione delle direttive 94/62/CE e 98/34/CE”.
E’ stata in particolare la Gran Bretagna a sollevare obiezioni, e la questione di fondo è se un oggetto non vietato e di per sé non nocivo (il sacchetto di plastica) possa essere completamente bandito (divieto di commercializzazione) solo perché una parte degli utenti poi non lo gestisce correttamente, cioè lo lascia libero nell’ambiente.
E nel frattempo in Italia cosa sta succedendo? I sacchetti di plastica tradizionali sono spariti dai supermercati ma basta fare un giro per negozi o in qualsiasi mercato rionale, da Torino a Palermo, per vedere che, evidentemente, il bando non è operativo. Il comunicato diffuso a fine dicembre dai Ministeri (Ambiente e Sviluppo Economico) sottolineava che le buste bandite potevano essere ancora distribuite dai commercianti “fino ad esaurimento scorte”: escludendo che i sacchetti abbiano imparato a riprodursi da soli, evidentemente i negozianti hanno intuito abbastanza in fretta che aggirare il bando non era una faccenda poi così complicata.
Ben più complicata è invece la situazione dei tanti produttori che vorrebbero lavorare nella legalità, e che da mesi attendono un cenno dal ministero dell’Ambiente per capire quali tipi di sacchetti potranno ancora essere venduti. Ai non addetti ai lavori i sacchetti biodegradabili potranno sembrare tutti uguali, ma non è così. Accanto alle bioplastiche compostabili c’è un’intera nuova fauna urbana in attesa di approvazione: sacchetti additivati, oxobiodegradabili, tutti prodotti che sono sì biodegradabili, e che dunque avrebbero dovuto essere al riparo dal divieto, ma che non sono conformi alla normativa UNI EN 13:432 – successivamente indicata come norma di riferimento – che serve però a determinare la compostabilità di un prodotto e non la sola biodegradabilità.
Sull’operato del ministero è decisamente critica Unionplast, l’associazione di categoria che riunisce i produttori di imballaggi plastici: “Le aziende sono state abbandonate tra incertezze normative e difficoltà nel reperire i materiali imposti – afferma il Direttore Enrico Maria Chialchia – . Ora che la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione delle direttive europee in tema di imballaggi (ed un’altra è in fase di definizione) il Governo riveda tutta la questione e metta le aziende in condizione di lavorare, sostituendo i divieti con incentivi e aprendo a soluzioni ambientalmente sostenibili. Penso ai sacchetti in plastica riciclata, come quelli certificati Plastica seconda Vita, che sono resistenti, ecologici e soprattutto riutilizzabili”.
Di tutt’altro avviso sulla situazione del bando italiano in Ue è l’Assobioplastiche, associazione di produttori e trasformatori di biopolimeri appena nata per promuovere l’utilizzo e l’immagine di questo materiale in Italia. “Non c’è nulla di strano nel fatto che la Commissione esprima osservazioni su una proposta di legge di uno Stato Membro – ha dichiarato il Presidente, Marco Versari – . Il ministro Prestigiacomo ha notificato a Bruxelles un disegno di legge su cui i Paesi che fanno parte dell’Unione hanno diritto di esprimersi, e l’iter procedurale terminerà all’inizio di ottobre. Questo non significa affatto che l’Europa sia avversa al divieto di commercializzazione, è la prassi”.
Il Fatto Quotidiano di Elena Donà e Paolo Hutter
Due milioni di metri quadri di monnezza In Campania ora è disastro ecologico
Il Fatto Quotidiano
L'allarme viene lanciato dall'ultimo rapporto Arpac. Il documento rileva macchie estesi di contaminazione invasa da oltre 17 milioni di tonnellate di rifiuti anche tossici e nocivi. L'agenzia ha individuato sette macro zone
La definizione tecnica è aree vaste. La traduzione è disastro ecologico. La Campania radiografata dal rapporto dell’Arpac, l’agenzia regionale di protezione ambiente, è un territorio con macchie estese di contaminazione. Il dossier è stato presentato da Antonio Episcopo, direttore dell’Arpac e da Marinella Vito, direttrice tecnica, durante le audizioni davanti alle commissioni anticamorra e bonifiche della regione. Le aree vaste individuate si ricavano dalla collocazione geografica dei siti potenzialmente contaminati inseriti in due elenchi.
Sono sette le macro zone individuate: “Nelle aree vaste – scrive l’Arpac – i dati esistenti inducono a ritenere che la situazione ambientale sia particolarmente compromessa, a causa della presenza contemporanea, in porzioni di territorio relativamente limitate, di più siti inquinati e/o potenzialmente inquinati”. Ogni area vasta presenta una scheda con il dettaglio dei siti, la presenza di inquinanti, lo stato degli interventi. Antonio Amato, presidente regionale della commissione Ecomafie e bonifiche, riassume i numeri del disastro: “Oltre due milioni e settecento mila metri quadri di territorio devastati, oltre 17 milioni e 400 mila metri cubi di rifiuti stimati, tra quelli noti, livelli di inquinamento che impongono un immediato intervento”.
C’è l’area vasta Masseria del pozzo nel comune di Giugliano, in provincia di Napoli, con la presenza nei siti censiti di rifiuti solidi urbani, tossici, nocivi e speciali. Non solo, nelle acque sotterranee si è evidenziata la presenza di manganese, ferro, piombo, benzene e altri inquinanti. Nei pozzi spia, discarica Masseria del Pozzo, superamenti dei livelli di “Ferro, manganese, azoto ammoniacale, idrocarburi totali, ammonio e fluoruri”.
Per ogni sito, la maggior parte discariche, c’è anche il dettaglio con lo stato delle attività di messa in sicurezza e bonifica. Ogni scheda con progetto annesso di ripristino ambientale si conclude con la stessa dicitura: non attuato. Tra i siti c’è l’area di stoccaggio Fibe Spa con 215 mila metri cubi di rifiuti solidi urbani, con il piano di caratterizzazione redatto, ma non attuato. Per molti siti, anche gestiti da mano pubblica, non sono state realizzate indagini e in molte discariche mancano anche i teli di copertura e di contenimento con fuoriuscita di biogas e percolato.
Cambiamo area vasta e la situazione è la stessa. Cittadini e colture che convivono con vere e proprie bombe ecologiche. Area Maruzzella, in provincia di Caserta. Non solo i buchi della camorra e dell’imprenditoria collusa. In questo caso i siti censiti hanno avuto tutti il controllo pubblico (consorzi o partecipate) o della Fibe Spa, la società di Impregilo che avrebbe dovuto realizzare il ciclo di gestione dei rifiuti in Campania. Ci sono ammassati circa 2 milioni e 900 mila tonnellate di rifiuti. In uno dei siti monitorati, nelle acque sotterranee si rilevano superamenti dei livelli di arsenico, ferro, manganese, idrocarburi, piombo così come nelle acque di falda: ferro e arsenico. Area vasta Pianura, ancora in provincia di Napoli.
Un quadro agghiacciante di contaminazione con la presenza di rifiuti speciali, tossici, nocivi, industriali nei siti monitorati. Nelle acque di falda i superamenti dei livelli di ferro, manganese, arsenico, nei suoli, invece: stagno e berillio. Completano le aree vaste quella di Lo Uttaro, Bortolotto, in provincia di Caserta, e Regi Lagni e Fiume Sarno ( che comprendono aree interprovinciali). L’Arpac scrive: “ Si tratta di aree particolarmente interessate dalla presenza contemporanea di due o più siti di smaltimento rifiuti, per le quali le diverse indagini effettuate nel tempo, principalmente sulla falda acquifera, hanno evidenziato situazione di contaminazione delle acquee sotterranee, potenzialmente correlabili ad una cattiva gestione dei siti presenti”.
Nel dossier si evidenzia lo stato di avanzamento degli interventi dei siti potenzialmente ‘contaminati’, censiti nel 2005. Su 2551 siti radiografati ( potenzialmente inquinati) solo su 519 ( il 20%) si registra, a settembre 2010, un avanzamento dell’iter procedurale. Su questi 519, 67 sono risultati non contaminati, i bonificati sono 5, quelli in corso di bonifica 3. Per intervenire servono risorse: “ L’anagrafe e il censimento – conclude Amato – dei siti inquinati in Campania, restituiscono una situazione drammatica e realisticamente, sarebbero necessarie oltre 4 finanziarie dello stato per realizzare una bonifica completa”.
L'allarme viene lanciato dall'ultimo rapporto Arpac. Il documento rileva macchie estesi di contaminazione invasa da oltre 17 milioni di tonnellate di rifiuti anche tossici e nocivi. L'agenzia ha individuato sette macro zone
La definizione tecnica è aree vaste. La traduzione è disastro ecologico. La Campania radiografata dal rapporto dell’Arpac, l’agenzia regionale di protezione ambiente, è un territorio con macchie estese di contaminazione. Il dossier è stato presentato da Antonio Episcopo, direttore dell’Arpac e da Marinella Vito, direttrice tecnica, durante le audizioni davanti alle commissioni anticamorra e bonifiche della regione. Le aree vaste individuate si ricavano dalla collocazione geografica dei siti potenzialmente contaminati inseriti in due elenchi.
Sono sette le macro zone individuate: “Nelle aree vaste – scrive l’Arpac – i dati esistenti inducono a ritenere che la situazione ambientale sia particolarmente compromessa, a causa della presenza contemporanea, in porzioni di territorio relativamente limitate, di più siti inquinati e/o potenzialmente inquinati”. Ogni area vasta presenta una scheda con il dettaglio dei siti, la presenza di inquinanti, lo stato degli interventi. Antonio Amato, presidente regionale della commissione Ecomafie e bonifiche, riassume i numeri del disastro: “Oltre due milioni e settecento mila metri quadri di territorio devastati, oltre 17 milioni e 400 mila metri cubi di rifiuti stimati, tra quelli noti, livelli di inquinamento che impongono un immediato intervento”.
C’è l’area vasta Masseria del pozzo nel comune di Giugliano, in provincia di Napoli, con la presenza nei siti censiti di rifiuti solidi urbani, tossici, nocivi e speciali. Non solo, nelle acque sotterranee si è evidenziata la presenza di manganese, ferro, piombo, benzene e altri inquinanti. Nei pozzi spia, discarica Masseria del Pozzo, superamenti dei livelli di “Ferro, manganese, azoto ammoniacale, idrocarburi totali, ammonio e fluoruri”.
Per ogni sito, la maggior parte discariche, c’è anche il dettaglio con lo stato delle attività di messa in sicurezza e bonifica. Ogni scheda con progetto annesso di ripristino ambientale si conclude con la stessa dicitura: non attuato. Tra i siti c’è l’area di stoccaggio Fibe Spa con 215 mila metri cubi di rifiuti solidi urbani, con il piano di caratterizzazione redatto, ma non attuato. Per molti siti, anche gestiti da mano pubblica, non sono state realizzate indagini e in molte discariche mancano anche i teli di copertura e di contenimento con fuoriuscita di biogas e percolato.
Cambiamo area vasta e la situazione è la stessa. Cittadini e colture che convivono con vere e proprie bombe ecologiche. Area Maruzzella, in provincia di Caserta. Non solo i buchi della camorra e dell’imprenditoria collusa. In questo caso i siti censiti hanno avuto tutti il controllo pubblico (consorzi o partecipate) o della Fibe Spa, la società di Impregilo che avrebbe dovuto realizzare il ciclo di gestione dei rifiuti in Campania. Ci sono ammassati circa 2 milioni e 900 mila tonnellate di rifiuti. In uno dei siti monitorati, nelle acque sotterranee si rilevano superamenti dei livelli di arsenico, ferro, manganese, idrocarburi, piombo così come nelle acque di falda: ferro e arsenico. Area vasta Pianura, ancora in provincia di Napoli.
Un quadro agghiacciante di contaminazione con la presenza di rifiuti speciali, tossici, nocivi, industriali nei siti monitorati. Nelle acque di falda i superamenti dei livelli di ferro, manganese, arsenico, nei suoli, invece: stagno e berillio. Completano le aree vaste quella di Lo Uttaro, Bortolotto, in provincia di Caserta, e Regi Lagni e Fiume Sarno ( che comprendono aree interprovinciali). L’Arpac scrive: “ Si tratta di aree particolarmente interessate dalla presenza contemporanea di due o più siti di smaltimento rifiuti, per le quali le diverse indagini effettuate nel tempo, principalmente sulla falda acquifera, hanno evidenziato situazione di contaminazione delle acquee sotterranee, potenzialmente correlabili ad una cattiva gestione dei siti presenti”.
Nel dossier si evidenzia lo stato di avanzamento degli interventi dei siti potenzialmente ‘contaminati’, censiti nel 2005. Su 2551 siti radiografati ( potenzialmente inquinati) solo su 519 ( il 20%) si registra, a settembre 2010, un avanzamento dell’iter procedurale. Su questi 519, 67 sono risultati non contaminati, i bonificati sono 5, quelli in corso di bonifica 3. Per intervenire servono risorse: “ L’anagrafe e il censimento – conclude Amato – dei siti inquinati in Campania, restituiscono una situazione drammatica e realisticamente, sarebbero necessarie oltre 4 finanziarie dello stato per realizzare una bonifica completa”.
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