lunedì 30 gennaio 2012

LETTERA APERTA AI SINDACI DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


La missiva è firmata dal Movimento «Cittadini per il Parco» ed è stata consegnata ai sindaci e affissa per le strade dei 13 comuni dell’Ente.

Discariche abusive e discariche di Stato. Crescita della incidenza di tumori nella popolazione. Dissesto idrogeologico. Abusivismo edilizio. Lento e apparentemente inarrestabile declino delle attività agricole. Non è questo il Parco nazionale del Vesuvio che immaginavamo. L’ente Parco, a quindici anni dalla sua istituzione, langue in una condizione di impotenza e di “solitudine istituzionale”, privo di mezzi, con un organico insufficiente e, soprattutto, senza un progetto condiviso che faccia intravedere una prospettiva che gli consenta di realizzare i suoi fini istituzionali. La nascita del Parco aveva suscitato in noi molte aspettative positive. Il “nuovo modello di sviluppo”, ragione fondante la nascita stessa del Parco nazionale, doveva basarsi sulla tutela e conservazione dell’ambiente, la valorizzazione turistica del patrimonio paesaggistico e naturalistico e del patrimonio culturale e storico – artistico, l’implementazione di tutte le forme di turismo compatibili, il rilancio della agricoltura vesuviana e la valorizzazione dei suoi prodotti tipici, anche in una ottica di sviluppo del turismo rurale.
Ma questo modello non è decollato.
Tra le cause di questo fallimento, ne segnaliamo una, che a noi sembra della massima importanza.
L’ente Parco, in questi anni, non è stato riconosciuto dagli enti locali e dalle amministrazioni che si sono avvicendate, come il luogo istituzionale, come la “casa comune”, in cui progettare, pianificare e programmare lo sviluppo e la tutela dei rispettivi territori in una visione unitaria. I campanilismi o la strenua difesa del proprio orticello elettorale, mal si conciliano con la necessità di affrontare e risolvere problemi che potrebbero essere più efficacemente affrontati e risolti se posti su una scala territoriale più ampia.
Emblematica è la scarsa considerazione in cui è tenuta “la Comunità del Parco”, un organo di fondamentale importanza nella vita dell’ente, di cui fanno parte i sindaci di tutti i comuni del Parco, che elabora e approva, con il parere vincolante del Consiglio direttivo, il piano pluriennale economico e sociale e che nomina 5 membri su 12 nel Consiglio direttivo.
Da diversi anni a questa parte, a tutt’oggi, la Comunità del Parco non ha ancora nominato i 5 membri del Consiglio di sua competenza. D’altra parte, lo stesso Ente Parco avrebbe dovuto qualificarsi in questi anni come un “serbatoio di pensiero” al servizio di una missione comune. Per far questo avrebbe dovuto dotarsi di professionalità di altissimo profilo in molti campi del sapere scientifico ed economico, così da potersi proporre come interlocutore autorevole rispetto agli enti locali.
Il Parco quindi è stato vissuto dai comuni come una fonte di finanziamento occasionale, dispensatrice di finanziamenti pubblici ed europei, che sono stati, di volta in volta, “democraticamente” ripartiti tra gli enti locali tenendo conto delle rispettive “grandezze” e non utilizzati secondo logiche e progettualità che facessero prevalere un disegno strategico sugli interessi particolari. Neppure si è lavorato per la creazione di una ”governance diffusa” attraverso la istituzione delle consulte, pure previste dallo statuto dell’ente Parco, ma mai attivate, che avrebbero dato concretezza al principio della partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni amministrative, e consentito all’ente un confronto costante e costruttivo con le associazioni e con le categorie produttive per meglio assolvere alle sue funzioni e compiti istituzionali, permettendogli anche di conseguire l’obiettivo politico, non secondario, di “avvicinare” alla istituzione cittadini e forze sociali, alimentando un processo di progressivo riconoscimento e attribuzione di valore al ruolo e alle funzioni dell’ente.
Un’ultima considerazione. A quanti in questi giorni individuano, a nostro avviso impropriamente, nella mancata approvazione del PSO (Piano Strategico Operativo) da parte della Regione Campania, la cui finalità è essenzialmente quella di ridurre la densità demografica nei comuni vesuviani attraverso la riconversione delle unità abitative ad usi produttivi, nonché quella di individuare e potenziare le “vie di fuga” in caso di eruzione vulcanica, la causa principale della “ingessatura” del territorio e del suo mancato sviluppo, vogliamo ricordare che Il 19 gennaio 2010,dopo anni di gestazione, il Consiglio regionale della Campania ha approvato ilPiano urbanistico del Parco, che è strumento urbanistico sovraordinatoa cui i Piani regolatori dei comuni devono conformarsi. Tuttavia, il Consiglio direttivo del Parco, con grave ritardo e inspiegabilmente, non ha ancora approvato il regolamento attuativo, senza il quale il Piano resterà lettera morta.
Eppure l’applicazione del Piano consentirebbe un superamento positivo di molte rigidità e irrazionalità della normativa tuttora vigente e non vi è dubbio che esso rappresenti uno strumento fondamentale per orientare lo sviluppo sostenibile del territorio.
Movimento cittadini per il Parco

Clan e imprese, traffico illecito di rifiuti: 14 arresti

Operazione della direzione Antimafia: sequestrate 8 milioni di euro
30/01/2012 Traffico illecito di rifiuti speciali bloccato dai Carabinieri: quattordici le persone arrestate. Sequestrate aziende per un valore di 8 milioni di euro. Nel corso dell'operazione dei militari del Gruppo di Castello di Cisterna notificato il divieto di dimora ad altri 11 soggetti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, realizzazione di discariche non autorizzate e gestione illecita di rifiuti speciali nonché di frode in pubbliche forniture, truffa, intestazione fittizia di beni e altro, reati aggravati dall'aver favorito un clan camorristico.
I carabinieri della Compagnia di Nola nel corso d'indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea hanno scoperto l'esistenza di una organizzazione criminale che era dedita al traffico illecito di rifiuti speciali e i cui proventi venivano in parte destinati a un clan operante nelle aree del Nolano e del Vesuviano. Durante l'operazione, personale del Centro Operativo Dia di Napoli procederà al sequestro di aziende del valore complessivo stimato 8 milioni di euro.

sabato 28 gennaio 2012

Circumvesuviana - Respinto il ricorso di Federconsumatori

La lotta continua
Dopo le 1600 firme per la petizione alla Circumvesuviana , all'Amministrazione comunale di Boscotrecase e a quella Regionale per denunciare i disagi dei cittadini di Boscotrecase nel servirsi di una Stazione dislocata ai margini del  paese, oggi le signore del Comitato insistono nell'azione di ridurre i disagi ai cittadini pendolari chiamando in causa le autorità pubbliche alle loro responsabilità.


Il video della denuncia

giovedì 26 gennaio 2012

Commissione Ue: in Campania situazione non ancora stabile

Secondo il commissario europeo all'ambiente Potockinik l'Italia "non ha ancora applicato la sentenza della Corte"

La Commissione Ue ritiene che l'Italia "non ha ancora applicato la sentenza della Corte" sui rifiuti in Campania e che "la situazione non è ancora stabile": così il commissario Ue all'ambiente Janez Potockinik dopo un incontro con il ministro dell'ambiente Corrado Clini a Bruxelles.

L'Italia e la Commissione Ue lavoreranno insieme a livello tecnico per dare una risposta conclusiva alla crisi dei rifiuti in Campania entro giugno: è l'impegno assunto dal ministro dell'ambiente Corrado Clini e dal commissario Ue all'ambiente Janez Potockinik oggi a Bruxelles.

"E' una lotta contro il tempo", ha detto Potocknik, parlando di "tempo non illimitato". La Ue "non sospende alcuna procedura", ha precisato, ma tiene in conto "certi passi che sono stati presi" dalle autorità nazionali e locali.



mercoledì 25 gennaio 2012

La ricerca napoletana sbarca in Antartide Un gruppo di studiose della Stazione zoologica Anton Dohrn stanno analizzando il rapporto tra fauna e flora dell'ecosistema


Un golfo di ghiaccio sorvegliato dal gemello del Vesuvio. Quella che potrebbe sembrare una Napoli polare, è in realtà baia Terranova, in Antartide. Siamo al polo Sud, dove un gruppo di ricercatrici partenopee della stazione Dohrn e della Federico II studia i cambiamenti climatici partendo da flora e fauna dell'ecosistema più sensibile. Fenomeni che inevitabilmente ricadono su Napoli. E nella base tra i ghiacci si sente profumo di pizza Margherita: un cuoco di Torre del Greco sforna pizze per le studiose. 

La task force partenopea è tutta femminile. Olga Mangoni, responsabile scientifico della squadra, è all'ottava spedizione in Antartide promossa da un progetto nazionale di ricerca. Nel team ci sono poi Raffaella Casotti, Francesca Margiotta e Mariella Saggiomo. Le quattro donne prelevano per un mese campioni dalla baia ghiacciata. Girano in motoslitta, in quad o in elicottero se necessario. 


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Analizzano i batteri e le microalghe "imprigionate" sotto la superficie, estraendo cilindri di ghiaccio - carote è il termine tecnico - lunghi fino a un metro e mezzo. Il tutto sotto gli occhi attenti di foche e pinguini. "Il ghiaccio si sta sciogliendo in anticipo rispetto alle scorse spedizioni" spiega la Mangoni. "E il fenomeno si ripercuote inevitabilmente su Napoli  -  aggiunge la Casotti  -  Nel golfo partenopeo, inoltre i cambiamenti si amplificano a causa dell'impatto antropico e dell'inquinamento ambientale"

Il team è addestrato alla dura vita in Antartide: bisogna essere sempre pronti a reagire, scappare e mettersi in sicurezza. La sala operativa della base è l'unica a poter autorizzare gli spostamenti nella baia. "Durante uno dei prelievi  -  racconta la Margiotta  -  si è alzato un vento catabatico e siamo rimaste bloccate nel campo realizzato per condurre gli studi. Ci hanno salvato i soccorsi inviati dalla base".

Rischi che vale la pena di correre, "per portare a casa decine di campioni, immagini ed esperienze irripetibili" concludono le ricercatrici coordinate dal professor Enzo Saggiomo, che ora dovranno analizzare il materiale raccolto. Nella base, però, c'è anche un altro partenopeo, un cuoco di Torre del Greco, Peppino, che ha il compito di preparare il pranzo per gli studiosi giunti al polo Sud per comprendere le cause dei cambiamenti climatici.

"A Napoli c'è il più alto numero di ricercatori che studiano il mare  -  spiega Saggiomo, che si occupa dell'Antartide dal 1989 - Non funziona più nascondere la spazzatura sotto il tappeto. Nel golfo si vedono le rovine provocate dall'uomo. Un tempo la circolazione ci aiutava a rimuovere l'inquinamento, oggi non è più così purtroppo. Cambiano clima, flora e fauna. Arrivano nuove specie dal sud del Mediterraneo, mar Rosso e Atlantico. Dobbiamo abituarci anche al cambiamento dei paesaggi subacquei".
(23 gennaio 2012)

Cava Sari, in attesa del Tar ancora blocchi

25/01/2012 La rotonda che conduce alla discarica Cava Sari di Terzigno è stata bloccata la scorsa notte, per circa tre ore, da un centinaio di persone che hanno effettuato la manifestazione al termine di un corteo che ha attraversato le strade del confinante comune di Boscoreale. L'iniziativa è stata adottata per sollecitare la chiusura della discarica e avviare un piano di bonifiche e contro il piano regionale dei rifiuti. Il corteo è partito dopo una assemblea spontanea svoltasi nella sede della ex stazione della Ferrovia dello Stato di Boscoreale.
I residenti della zona vesuviana contestano l'allargamento della discarica, già al centro in passato di aspre proteste, e dalla quale continuano ad arrivare miasmi. Intanto, in queste ore, forte è l'attesa per l'esito del ricorso al tar contro l'ampliamento della discarica Sari.