mercoledì 21 luglio 2010

DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - Processo rifiuti, Bertolaso resta zitto

Il capo della Protezione civile si avvale della facoltà di non rispondere: «Parlare sarebbe controproducente»

NAPOLI - Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, a Napoli per testimoniare al processo per i presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti in Campania, in cui è imputato, tra gli altri, l’ex governatore Antonio Bassolino, si è avvalso della facoltà di non rispondere ottemperando alla scelta difensiva dell’avvocato dello stato Ettore Figliolia che lo assiste. «Deporre - ha spiegato l’avvocato Figliolia - sarebbe stato controproducente per il capo della Protezione civile dal momento che sono ancora pendenti i due procedimenti penali nei quali è coinvolto, quello relativo alla gestione non autorizzata dei rifiuti e quello per truffa aggravata, falso ideologico e traffico illecito di rifiuti». Proprio l’avvocato Figliolia aveva eccepito che Bertolaso non potesse rendere interrogatorio come testimone assistito ai sensi dell’articolo 197 bis, poiché non ha mai reso dichiarazioni accusatorie nei confronti degli imputati dell’attuale processo. Al termine di una lunga camera di consiglio la Corte, accogliendo questa eccezione, ha deciso di sentire il teste ai sensi dell’articolo 210, che gli consente di rispondere solo se vuole. A questo punto, Bertolaso, seguendo le indicazioni dell’avvocato, si è astenuto.

REATI CONTESTATI - Tra gli illeciti contestati agli imputati dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, il mancato funzionamento degli impianti per la produzione di combustibile da rifiuti e la conseguente creazione di altrettante discariche all’interno degli impianti stessi, bombe ecologiche da cui fuoriuscivano enormi quantità di percolato. In questo processo Bertolaso è teste in quanto tra il 2006 e il 2007 ricoprì la carica di commissario straordinario all’emergenza rifiuti. I reati contestati agli imputati, comunque, si avviano verso la prescrizione (già dichiarata dal collegio per alcuni capi di imputazione): a due anni dall’inizio del dibattimento, infatti, è ancora in corso l’esame dei testi dell’accusa. Diversa e più complessa la situazione dell’altra vicenda giudiziaria attinente alla gestione dei rifiuti in cui è coinvolto il capo della Protezione civile. Iscritto nel registro degli indagati dai pm Noviello e Sirleo, la sua posizione fu poi stralciata dal procuratore, Giovandomenico Lepore, assieme a quella di altri sei indagati, tra cui il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa. La vicenda provocò forti contrasti e tensioni nella Procura napoletana. Per Bertolaso, infine, Lepore chiese il rinvio a giudizio per il reato meno grave, la gestione non autorizzata di rifiuti, proponendo invece l’archiviazione per il traffico illecito di rifiuti. La vicenda, nel frattempo, è diventata di competenza della magistratura romana a causa della presenza, tra gli imputati, del pm di Napoli Giovanni Corona, ex consulente di Pansa. Per quest’ultimo, peraltro, la stessa Procura ha chiesto l’archiviazione.

«AD ARIANO RISCHIAI IL LINCIAGGIO» - «Napoli è ordinariamente sporca». Lo ha detto il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, conversando con i cronisti mentre era in corso la Camera di Consiglio. Commentando l’emergenza dei rifiuti che contribuì a gestire tra il 2006 e il 2007 ha affermato: «Quando mi assumo una responsabilità non mi preoccupo delle conseguenze personali. Se c’è spazzatura nelle strade, il mio compito è toglierla e non guardo la burocrazia. Noi avevamo indicato la strada: se c’è spazzatura, chi è chiamato a risolvere il problema deve stare nelle strade e non in ufficio o in auto con l’aria condizionata». Bertolaso ha anche rievocato i momenti salienti della sua gestione commissariale: ad Ariano Irpino ho rischiato il linciaggio, a Serre sono andato da solo. Paradossalmente, oggi ho la scorta ma non mi serve». A giudizio del capo della Protezione civile, un buon deterrente per limitare lo sversamento abusivo dei rifiuti era l’arresto per chi abbandonava in strada gli ingombranti. La norma, introdotta dal decreto Berlusconi oggi non è più in vigore. «L’arresto era un valido deterrente - ha detto Bertolaso - per fortuna oggi è in vigore in Sicilia. Mi indigna quando sento che Palermo non deve diventare come Napoli perchè vuol dire che Napoli è considerata un esempio di città sporca».

21 luglio 2010

3 commenti:

Anonimo ha detto...

che figura di monn..za!!!

Anonimo ha detto...

Possibile che la puzza della discarica ed i suoi veleni li sento solo io ! booh. io Sono di Boscoreale e fino a che io mi debba chiudere dentro in queste notti d'estate per assaporare solo in parte il marasma che ci colpisce. no non ci sto !!!
ci hanno rovinato la vita la qualita', e poi si chiedono : perche' sono nate le brigate rosse o nere ? ecco la risposta, ed adesso di fonte alle domande a cui non so rispondere ai miei figli del tipo : papa perche' qualcuno ha deciso di farci morire ? e perche' , bene, ADESSO NE FAREI VOLENTIERI PARTE.

Dio mio non farmi fare nessuna sciocchezza, perche' adesso sono pronto !!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

La puzza non sei il solo a sentirla amico mio ma le palle forse si, ed è x questo che la discarica l'hanno messa qua xchè questo è un popolo di pecoroni tranne un centinaio di persone che tutti i giorni si battono contro questi mostri sacri...BERTOLASO spero che paghi tutto ed anche molto caro by zorro