mercoledì 29 settembre 2010

Da Agoravox - Io, cittadina di Terzigno, vi racconto le bugie di Bertolaso sui rifiuti e cosa succede davvero qui


Chissà come si sarebbe arrabbiata Oriana Fallaci, se, un giornalista dall'Italia, avesse scritto del Vietnam mentre lei era li e il giornalista nella comoda e sicura redazione.
È quanto sta accadendo con l'emergenza rifiuti in Campania; un denso lavoro di sabotaggio, sofisticato e invisibile. Giornalisti sotto – la Madonnina – scrivono di Terzigno conosciuta, al massimo, attraverso Google Maps. Nei loro striminziti reportage confondono e mischiano date con luoghi, diverse situazioni avvenute in diversi momenti. In questo modo il milanese si sente autorizzato a dire la sua e cioè, che i napoletani sono incivili e, come dichiara Bertolaso, incapaci di ubbidire a regole e Leggi.
Bertolaso alla stampa ha dichiarato testualmente: "In quella legge era prevista l'apertura di altri siti di alcune discariche: specificatamente si parla di Terzigno ed altre due cave utilizzabili per queste attività. A Terzigno - prosegue Bertolaso - ci sono stati degli scontri ed il presidente della Provincia di Napoli, Cesaro, ha dichiarato che non vuole aprire Cava Vitiello? Se davvero non vuole farlo, va contro la legge, a me è stato insegnato che tutti i cittadini devono rispettare la legge, c'è l'articolo 9 che parla della Cava Vitiello di Terzigno, chiunque dica che quella cava non si può aprire va contro la legge".
"I conti non tornano? Non sono stato trattato benissimo dalla magistratura napoletana in passato, ma devo dire che i giudici ed il dottor De Chiara fanno benissimo ad attivarsi, controllando cosa sta accadendo a Terzigno, dal momento che ci sono stati movimenti molto sospetti, dall'Asia che non raccoglie la spazzatura a tante altre circostanze, sono film che abbiamo già visto e com'è noto per le stesse situazioni ho già rischiato la pelle".
Bertolaso ha ragione, la Legge del 14 luglio 2008, n. 123 recante misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile. Autorizza la realizzazione, nel rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore, dei siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni Terzigno (NA) - località Pozzelle e località Cava Vitiello.
Ed è infatti dal 2008 che i residenti vesuviani protestano e lottano contro questo decreto legge.
Li avete mai sentiti al telegiornale? Per due anni avete mai sentito di camion dati alle fiamme? Di guerriglia? No. I residenti hanno protestano con gli strumenti civili e democratici assistiti anche dalle proprie amministrazioni. Naturalmente senza risultato. Quel che i giornalisti estranei al luogo non dicono è che la necessità di aprire la seconda discarica nasce dall'imminente saturazione delle altre discariche regionali con conseguenziale ripresa del blocco della raccolta rifiuti in Campania e quindi l'ammissione del fallimento politico e lo sbugiardamento della propaganda pre elettorale del governo Berlusconi. Per accelerare l'apertura della seconda discarica, sempre dentro al Parco Nazionale del Vesuvio, sempre nell'immediata vicinanza del centro urbano, del presidio ospedaliero ect, hanno pensato bene di inscenare una guerriglia per legittimare la militarizzazione del territorio e quindi aprire indisturbati l'altra, abnorme, discarica. Da una settimana circa i cittadini non escono di casa dopo le ore 21, alcuni si recano nelle vicinanze del presidio, ai primi segnali di violenza fuggono. Bertolaso, figura preponente ed espressione chiarificatrice della linea politica governativa, offende i partenopei, senza nemmeno arrossire. Sempre Bertolaso dice che chiunque si opponga alla discarica è definibile un fuori legge, quindi, erano fuori legge anche i promotori dell'abrogazione della legge sul divorzio e sull'aborto? Sembrerebbe un parallelismo assurdo, e sarebbe assurdo se lo si leggesse e basta. Bertolaso non solo offende i partenopei, ma richiama all'ordine Cesaro, presidente della provincia.
Nel 1984 Luigi Cesaro veniva arrestato durante un blitz contro la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo: condannato nel 1985 dal tribunale di Napoli a 5 anni di reclusione. Per l'accusa aveva stretto amicizia con tutti i grossi esponenti dell'organizzazione mafiosa , fornendo - come affermavano vari pentiti del sodalizio criminale - mezzi, abitazioni per favorire la latitanza di alcuni membri, e dazioni di danaro. Nel 1986 in sede d'appello veniva assolto per insufficienza di prove. Ma, come ha raccontato Pappaianni nella sua inchiesta, nonostante Cesaro sia stato scagionato dalle accuse, gli stessi giudici che lo hanno assolto hanno stigmatizzano il preoccupante quadro probatorio a suo carico. Lo stesso Cesaro, infatti, confermava in aula i suoi rapporti stretti con i vertici della NCO incluso Raffaele Cutolo e di quando ha raccontato di una "raccomandazione" chiesta a Rosetta Cutolo, sorella del boss, per far cessare le richieste estorsive di Pasquale Scotti tutt'oggi inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi di Italia. Nel 1988, al tempo Assessore al Bilancio del Comune di SantAntimo, sfuggì all'arresto a seguito di indagini della Magistratura, in merito a truffe ai danni dello Stato perpetrate dalla Giunta comunale in accordo con le consorterie criminali del posto. Un vero perseguitato.
Nel 1991 lo stesso comune si scioglieva per infiltrazioni di tipo mafioso e si accertavano coinvolgimenti del Cesaro, unitamente ai fratelli Aniello e Raffaele. Infine nel 2008, il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo indicava Luigi Cesaro "un fiduciario del clan Bidognetti". Aggiungendo tale dichiarazione: "Mi spiegarono che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell'occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti". Coinvolto anche nell'ambito del maxi-processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania. Grande amico di Nicola Cosentino, e come Cosentino salvato dai suoi amici di partito e dalle sue innumerevoli e sempre tempestive cariche istituzionali.
Bertolaso quindi ha mandato un chiaro messaggio ai suoi compagni di camerata?
È giusto, da parte dei residenti vesuviani, ipotizzare ci siano poteri forti e pochi chiari dietro questa storia della discarica? Se non si hanno dubbi sul traffico di rifiuti pericolosissimi per la salute dell'uomo, se tutti i faldoni giudiziari sono stati boicottati nelle stesse sedi istituzionali, se i processi contro i responsabili dell'emergenza rifiuti non hanno assicurato nessuno alla giustizia, se le stesse ditte incriminate oggi sono libere di rioperare e firmare appalti con regione, province e comuni, se tutti gli uomini indagati, più volte e a vario titolo, per associazione mafiosa e complicità nel traffico rifiuti e abusivismo edilizio in Campania oggi, grazie alle intercettazioni negate alla camera, grazie all'immunità parlamentare, sono ancora li saldi alle poltrone, se Gomorra non è solo una favola, se l'Unione Europea è contro l'apertura della seconda discarica, forse, i cittadini vesuviani hanno ragione ad avere paura, ad opporsi, a temere si sversino rifiuti di ogni tipo e senza nessuna forma di sicurezza.
Forse Bertolaso dovrebbe chiedere scusa e fare un bel mea culpa.

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