venerdì 22 ottobre 2010

Europa.it quotidiano Poliziotti contro Cesaro Caldoro e Jervolino

Prime crepe nel fronte dell’ordine pubblico che deve fronteggiare l’emergenza dei rifiuti a Napoli.
Pomeriggio del sette luglio, pieno centro di Roma.
I terremotati aquilani protestano con forza per i ritardi del governo nella ricostruzione. La
manifestazione è piena di gente comune (professori universitari, imprenditori, pensionati, giovani
dei comitati) esasperata per la mancanza di certezza per il proprio futuro. Il clima si surriscalda e
le forze dell’ordine, in questo caso carabinieri e finanzieri, cominciano a manganellare. Le
immagini di tanti ragazzi abruzzesi coperti di sangue fanno il giro dei telegiornali.
Mercoledì venti ottobre, palazzo della regione Sardegna. I pastori sardi protestano per il
tradimento dei propri politici, che solo un mese prima s’erano impegnati a sostenere un settore in
forte difficoltà. Anche stavolta, nonostante sia autunno inoltrato, l’aria è calda, gli allevatori
vogliono entrare in Regione. La polizia non ci pensa due volte e risponde con una carica. Il
risultato è inevitabile: decine di feriti, cinque arrestati e un ragazzo colpito a un occhio da un
lacrimogeno.
Terzigno, provincia di Napoli, ultima settimana. Siti d’informazione e programmi televisivi sono
stracolmi di video in cui i poliziotti usano le cattive, anche nei confronti di donne e signore
anziane. Le malcapitate fanno parte dei tanti comitati spontanei di cittadini nati per impedire che il
loro quartiere venga letteralmente avvolto dal fetore delle discariche volute da Bertolaso, una già
in funzione, l’altra in fase di partenza. Una condizione che fa letteralmente andare fuori di testa i
terzignesi e che li porta a protestare contro chi deve garantire l’ordine pubblico. Scontri, feriti e
arresti sono il frutto avvelenato.
Mettendo in fila queste tre vicende, molto diverse fra loro, viene fuori un quadro allarmante per la
democrazia di questo paese, in cui le forze dell’ordine si comportano “alla sudamericana”,
caricando e manganellando quei cittadini comuni che osano esprimere il proprio dissenso alle
scelte della politica. In realtà, basta fare due chiacchiere con i poliziotti per capire come questa
immagine sia fuorviante. Stufi per passare sempre come quelli violenti e antidemocratici, invitano
a guardare altrove per individuare le responsabilità di quanto accade, soprattutto nel napoletano.
«Non è possibile che siano sempre le forze dell’ordine a rimanere con il cerino acceso in mano –
si lamenta Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di
polizia –. Mi chiedo come sia possibile che a Napoli ricada sulle nostre spalle la regolarità dello
smaltimento dei rifiuti. Dobbiamo impiegare ben 500 uomini al giorno, e sono tanti ». Le colpe per
Letizia sono evidenti e vanno trovate nei palazzi della politica locale: «Alla base di tutto c’è una
pessima gestione del territorio. Trovo che gli enti locali campani abbiano perso quel senso di
solidarietà e responsabilità necessario per uscire dall’emergenza rifiuti. Invece servirebbe una
linea di cooperazione inter-istituzionale. Solo così è possibile far calare la tensione alla quale si
assiste in questi giorni tra le forze dell’ordine e i manifestanti».
Quindi sono Rosa Russo Jervolino, Luigi Cesaro e Stefano Caldoro i veri responsabili di una
situazione che costringe i poliziotti a rispondere a tono ai cittadini inferociti. «Peraltro – conclude
Letizia – capisco l’esasperazione della gente di Terzigno. Sono originario di San Marco Evangelista, nel casertano. Lì c’era una discarica, adesso fortunatamente chiusa. Mi ricordo
ancora oggi la puzza che dovevo sopportare quando andavo a trovare i miei parenti».
Gianni Del Vecchio

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